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Inceneritori, stop dall'Europa al finanziamento di nuovi impianti

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Arriva lo stop dall’Europa all’utilizzo dei fondi strutturali per finanziare nuovi inceneritori e discariche, parte finale del ciclo indifferenziato dei rifiuti


Inceneritori, stop dall'Europa al finanziamento di nuovi impianti
Arriva lo stop dall’Europa all’utilizzo dei fondi strutturali per finanziare nuovi inceneritori e nuove discariche, ovvero la parte finale del ciclo indifferenziato dei rifiuti. La notizia era nell’aria da tempo ma ora c’è l’ufficialità: dopo un ampio confronto sono stati approvati i testi finali sui criteri di impiego del Just Transition Fund (Jtf) e dei nuovi criteri per i fondi regionali del Cohesion Fund. Un risultato epocale, che sarà applicato al periodo 2021-2027 e riguarderà tutti gli Stati membri, con particolare attenzione alle comunità meno sviluppate.

Fino a qualche anno fa - come spiega Enzo Favoino - i Fondi regionali, impiegati per le aree più arretrate e spesso anche per le regioni del Sud Italia, andavano soprattutto ai gradini più bassi della gerarchia dei rifiuti, ovvero discariche e inceneritori, rendendoli irragionevolmente convenienti. Ora invece sul capitolo rifiuti i fondi andranno ai livelli superiori della gerarchia, inclusi non solo riciclo e compostaggio, ma anche azioni intese a riduzione e riuso”.

In pratica la UE ha deciso finalmente di spostare gli incentivi dall’incenerimento e discariche dei rifiuti, fase terminale dello smaltimento, al recupero dei rifiuti, fase iniziale, con il fine di ridurre drasticamente il quantitativo al fine di realizzare l’economia circolare.
Alcune osservazioni importanti estrapolate dal testo approvato il 10 febbraio 2021:
a) considerando che la transizione verso un'economia circolare svolge un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE e nel conseguimento dell'obiettivo dell'Unione per il 2030 in materia di clima e dell'obiettivo dell'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra al massimo entro il 2050, e richiede una profonda trasformazione delle catene del valore in tutta l'economia;
b) considerando che fino all'80% dell'impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase della progettazione e che solo il 12% dei materiali utilizzati dall'industria dell'UE proviene dal riciclaggio;
c) considerando che si stima che ogni anno nell'UE siano generati 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari e che oltre il 50 % dei rifiuti alimentari provenga dalle famiglie e dai consumatori; che i rifiuti alimentari hanno un considerevole impatto ambientale, pari a circa il 6 % delle emissioni totali di gas a effetto serra dell'UE;
d) considerando che la plastica crea preoccupazioni ambientali se non è gestita correttamente, come la dispersione nell'ambiente, la difficoltà di riutilizzo e riciclaggio, le sostanze che destano preoccupazione, le emissioni di gas a effetto serra e l'uso delle risorse;
e) considerando che, secondo le stime dell'Agenzia europea dell'ambiente (AEA), tra il 1996 e il 2012, la quantità di indumenti acquistati per persona nell'UE è aumentata del 40 %, mentre allo stesso tempo oltre il 30 % di indumenti presenti nei guardaroba in Europa non è stato utilizzato per almeno un anno; che, inoltre, una volta gettati, oltre la metà degli indumenti non viene riciclata, ma finisce nei rifiuti domestici indifferenziati e successivamente inviata agli inceneritori o alle discariche;
f) è necessario dissociare completamente la crescita dall'uso delle risorse; invita la Commissione a proporre obiettivi dell'UE vincolanti, scientificamente fondati, di breve e lungo termine, relativi a una riduzione dell'uso delle materie prime primarie e degli impatti ambientali; chiede che gli obiettivi dell'UE siano stabiliti tramite un approccio a ritroso, onde assicurare che gli obiettivi strategici seguano un percorso credibile verso un'economia neutra in termini di emissioni di carbonio, sostenibile sotto il profilo ambientale, priva di sostanze tossiche e pienamente circolare entro i limiti del pianeta, entro il 2050;
g) invita la Commissione a proporre obiettivi dell'UE vincolanti all'orizzonte 2030, al fine di ridurre in misura significativa l'impronta dei materiali e l'impronta dei consumi dell'UE e portarle, da qui al 2050, entro i limiti del pianeta, utilizzando gli indicatori che dovranno essere adottati entro la fine del 2021 come parte del quadro di monitoraggio aggiornato; invita inoltre la Commissione a basarsi sugli esempi stabiliti dagli Stati membri più ambiziosi, tenendo in debito conto le loro differenze in termini di punti di partenza e di capacità;
h) esorta la Commissione a introdurre entro il 2021 indicatori di circolarità armonizzati, comparabili e uniformi, che comprendano indicatori relativi all'impronta dei materiali e all'impronta dei consumi nonché una serie di sottoindicatori sull'efficienza delle risorse e i servizi ecosistemici; precisa che questi indicatori dovrebbero misurare il consumo di risorse e la produttività di queste ultime, includendo le importazioni e le esportazioni a livello dell'UE, degli Stati membri e dell'industria, nonché essere coerenti con metodologie armonizzate di valutazione del ciclo di vita e di contabilizzazione del capitale naturale; aggiunge che dovrebbero essere applicati in tutte le politiche dell'Unione e a livello degli strumenti finanziari e delle iniziative di regolamentazione;
i) sottolinea la necessità di creare incentivi economici e il giusto contesto normativo per l'innovazione nelle soluzioni, nei materiali e nei modelli di business circolari, eliminando nel contempo le sovvenzioni che creano distorsioni del mercato e quelle dannose per l'ambiente, e chiede di sostenere questo aspetto nella nuova strategia industriale per l'Europa e nella strategia per le PMI; mette in evidenza il ruolo specifico che i 'first mover', le piccole e medie imprese (PMI) e le start-up stanno svolgendo nella transizione verso un'economia circolare; sottolinea che la ricerca sui materiali, i processi, le tecnologie e i prodotti sostenibili, nonché sulla loro espansione industriale, può fornire alle aziende europee un vantaggio competitivo a livello mondiale; sottolinea che sono necessarie politiche rigorose a livello nazionale e dell'UE per sostenere le industrie all'avanguardia nell'economia circolare e i modelli aziendali circolari;
j) sottolinea la necessità di trasformare l'economia lineare basata sulla formula 'prendere-produrre-smaltire' in un'economia realmente circolare, basata sui seguenti principi: riduzione dell'uso dell'energia e delle risorse; mantenimento del valore nell'economia; prevenzione dei rifiuti; progettazione senza rifiuti, priva di sostanze nocive e non inquinante; mantenimento in uso e in circuiti chiusi di prodotti e materiali; protezione della salute umana; promozione dei benefici per i consumatori; rigenerazione dei sistemi naturali; sottolinea che questi obiettivi dovrebbero orientare il nuovo quadro strategico in materia di prodotti sostenibili come anche la strategia per l'economia circolare nel suo complesso, e la strategia industriale; sottolinea altresì la necessità di integrare pienamente il concetto di sistema circolare sostenibile in tutte le attività, ivi compresi politiche, prodotti, processi di produzione e modelli aziendali;
k) invita la Commissione a proporre obiettivi vincolanti in materia di impronta dei materiali e ambientale per l'intero ciclo di vita dei prodotti per ogni categoria di prodotto immessa sul mercato dell'UE, ivi compresi i prodotti semilavorati a più alta intensità di carbonio.

Con questa risoluzione si conclude un'era ed è ora possibile leggere la volontà espressa dalla UE, di imprimere una netta svolta al fine di realizzare quella economia circolare tanto auspicata e frutto spesso di dati falsati, comunicati alla stessa UE, dai paesi membri, al solo fine di attingere ai fondi per lo smaltimento.
L’inversione avviene proprio sul piano finanziario, definendo l’impronta della materia utilizzata, e dirottando i finanziamenti non più allo smaltimento (inceneritore o discarica) ma all’inizio della filiera, sul prodotto stesso.
Ora non resta che osservare come questo atto che riguarda le politiche comunitarie 2021-2027 in materia, viene ad essere applicato, certamente da un punto di vista politico, cessano i ruoli delle discariche e degli inceneritori come strumenti di “tutela ambientale e strutture strategiche”, ma coesistono gli interessi relativi allo smaltimento spesso con legami pubblici tra società per azioni quotate in borsa e Enti pubblici, intermediati da agenzie territoriali. Sarà interessante ora vedere come in tale contesto, regioni vincolate e descritte egregiamente dalla delibera ANAC 626/2017, riguardante in quel caso la Regione Emilia Romagna, potranno districarsi vista anche la qualità dell’aria ormai fuori limite.
Altro aspetto ma non meno rilevante riguarda la importazione di qualsiasi oggetto che non gode di nessuna impronta ambientale e che spesso non rispetta neppure le basilari linee guida sanitarie Europee, diventando rifiuto senza alcuna possibilità di recupero ed alimentando lo smaltimento vecchia maniera, certamente questo in un sistema globalizzato come l’attuale non può essere un aspetto ignorato altrimenti si costruiscono castelli di carta e per paradosso ci troveremmo a regolamentare un mercato produttivo UE importando prodotti senza impronta dai paesi asiatici e che andremmo a smaltire in inceneritori come avviene oggi.

Roberto Monfredini - Medicina democratica - ISDE medici per l’ambiente






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