Così il capogruppo di Forza Italia a Modena e coordinatore provinciale del partito Pier Giulio Giacobazzi sul caso dell’incontro scolastico alla presenza del giornalista palestinese Whael Dadou e di una persona, accompagnato del giornalista, attualmente indagata nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas.
'È inaccettabile che in un contesto educativo primario si sia consentita la presenza di un soggetto coinvolto in un’indagine così delicata. È altrettanto inaccettabile che, nel corso dell’incontro, si siano cantati inni e slogan dal contenuto politico come Palestina Libera. Le scuole non possono diventare il terreno di sperimentazioni ideologiche né il palcoscenico di messaggi politici rivolti a bambini. È evidente che la catena decisionale è stata più ampia e articolata rispetto a quelle delle singole insegnanti e, come da lui stesso dichiarato, ha sorpreso anche il sindaco che giustamente ha ritenuto quegli inni inopportuni. Ma proprio per questo è necessario che anche l’Amministrazione comunale chieda chiarezza rispetto a chi ha autorizzato, chi ha verificato gli ospiti, chi ha approvato i contenuti dell’incontro e chi ha ritenuto opportuno coinvolgere i bambini così come la rappresentanza istituzionale, in un contesto così carico di implicazioni politiche e religiose. I bambini non si usano, così come non si usa la scuola pubblica. Chiediamo trasparenza totale, responsabilità e provvedimenti immediati. A tal fine depositeremo nelle prossime ore una interrogazione consigliare e proporremo una interrogazione parlamentare. Su fatti del genere non ci possono essere zone d'ombra'.
'La scuola non può e non deve prestarsi ad alcuna forma di indottrinamento. È un principio elementare. Le aule scolastiche devono essere luoghi di istruzione, crescita, libertà e confronto, non palcoscenici per iniziative ideologiche, propagandistiche e che danno parola a persone indagate perché vicine ad associazioni terroristiche' - afferma Antonio Platis, vice coordinatore regionale di Forza Italia Emilia-Romagna, commentando il caso.
'Il punto non è negare il dramma dei bambini o dei civili coinvolti nei conflitti, né impedire che la scuola educhi alla pace.



