E' cominciata in Regione la discussione della nuova legge urbanistica dell'Emilia-Romagna la cui approvazione dovrebbe arrivare in serata. Il condizionale è d'obbligo perchè viste le incognite ancora in campo (si sono susseguiti fino ad un minuto prima dell'inizio dei lavori i conciliaboli tra l'assessore all'Urbanistica Raffaele Donini, i vertici Pd in Regione e gli esponenti dei gruppi di sinistra in bilico tra voto contrario ed astensione) i tempi potrebbero allungarsi. Per votare tutti i 79 articoli della legge e la cinquantina di emendamenti ancora in ballo (al momento ne ha presentati 17 il centrodestra e ben 35 lo stesso Pd) si potrebbe andare ad oltranza in serata oppure addirittura rimandare il voto a domattina. Una decisione verrà comunque presa, se le cose dovessero andare per le lunghe, nel pomeriggio. 'Il settore edilizio va rivitalizzato, stimolando la rigenerazione urbana', ha messo le cose in chiaro il relatore di maggioranza, Giorgio Pruccoli, aprendo la discussione.
'Questa legge- ha sottolineato l'esponente Pd- taglia di oltre il 60% le previsioni urbanistiche gia' approvate, e' la prima norma in assoluto a farlo'. Si passerebbe infatti dai 250 chilometri quadrati di previsione, sulla base degli attuali strumenti urbanistici, a 70 chilometri, riducendo la percentuale di territorio urbanizzato per ogni Comune dall'11 al 3%.
Ma le incognite sono anche legate agli equilibri politici: lo stesso presidente regionale Stefano Bonaccini ha scommesso su un proseguimento fino alla fine del mandato dell'alleanza con Sinistra Italiana e Mdp, ma è oggettivamente difficile che non si consumi uno strappo su una delle leggi-simbolo del quinquennio. E accontentare la sinistra potrebbe compromettere l'equilibrio raggiunto con le forze economiche e anche i segnali di apertura ricevuti dal centrodestra. 'Non vorrei che il partito di maggioranza fosse ostaggio della sua stessa maggioranza', ha avvertito infatti il consigliere di minoranza Massimiliano Pompignoli della Lega.
'Arriviamo alla discussione in aula- sottolinea Donini in una nota- dopo un lungo percorso di confronto con gli enti locali, con le categorie economiche, con gli ordini professionali e con i sindacati. Abbiamo voluto far precedere il dibattito in aula da una discussione vera nei territori, come e' giusto che sia quando si tratta di definire il futuro delle nostre comunita'.



