Un passo indietro per inquadrare la vicenda: Al centro del nuovo caso c’è una mozione presentata dai consiglieri di opposizione Mirco Zanoli e Lodovica Boni.
Il testo, protocollato il 16 settembre 2025, chiedeva di spostare lo scranno del consigliere di minoranza Rosi dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza di centrosinistra. Alla base della richiesta, secondo il centrodestra, i “ripetuti voti in sintonia con la maggioranza” espressi dal consigliere in consiglio comunale.
Una provocazione politica, dunque, che voleva sottolineare la distanza tra la formale collocazione all’opposizione del consigliere e il suo comportamento in aula. Ma per il sindaco Zuffi – che è anche Presidente del Consiglio comunale – quella mozione non è solo inaccettabile politicamente e non ammissibile alla discussione consiliare (fatto che sarebbe stata sua prerogativa che non avrebbe forse scatenato la reazione dei proponenti), ma un atto grave, tale da segnalarlo al prefetto con una lettera. Zuffi scrive:
'Non mi posso esimere dal rappresentare a Codesta Spettabile Prefettura, in quanto Sindaco e Presidente del Consiglio Comunale, la gravità dell’azione politica posta in essere da parte dei suddetti Consiglieri nei confronti di un Consigliere Comunale che legittimamente svolge il proprio mandato elettivo all’interno del Consiglio Comunale del Comune di San Cesario sul Panaro'.
Il sindaco richiama in particolare la piena libertà d’azione, di espressione e di voto del consigliere Rosi, sottolineando come la mozione del centrodestra venga da lui interpretata come una compressione di tali libertà. Di fatto, la mozione viene cassata, non ammessa alla discussione in consiglio, e contemporaneamente segnalata al prefetto come caso politicamente grave.
Per Zanoli e Boni, questa scelta rappresenta un “precedente politico gravissimo”: non solo perché si nega il dibattito su un atto politico, ma perché lo si trasforma in un caso di rilievo a carattere istituzionale da segnalare all’autorità di governo territoriale.
Ma gli elementi del caso non finiscono qui.
Durante una riunione dei capigruppo del 23 ottobre, convocata per discutere anche della mozione, il
Secondo quanto riportato nel comunicato del gruppo Centrodestra per la Rinascita, l’espressione sarebbe stata “completamente gratuita e fuori contesto” e avrebbe oltrepassato il confine del confronto politico, trasformandosi in un inaccettabile attacco personale ai consiglieri proponenti.
Per questo Zanoli e Boni decidono di presentare un esposto al sindaco, chiedendo una presa di posizione chiara rispetto a quelle parole.
La replica di Zuffi, tramite risposta scritta ufficiale, alimenta la polemica.
Il sindaco riconosce che le espressioni utilizzate da Rosi non sono “formalmente idonee”, ma le qualifica come “normale momento di confronto politico tra Consiglieri comunali (…) nessuna affermazione fatta si può considerare lesiva della dignità di una persona, in quanto scaturita da una riunione che – seppur formale nella sua convocazione – anche per l’assenza di altri capigruppo si è svolta in un clima meno formale”.
In sostanza, l’insulto “da dementi” agli occhi dei consiglieri, viene inserito dal sindaco nel perimetro della dialettica politica, come espressione “ferma” della contrarietà di Rosi alla proposta del centrodestra, ma non ritenuta lesiva della dignità personale dei consiglieri.
Una valutazione che, per Zanoli e Boni, stride frontalmente
'Tutto ciò – concludono – non è accettabile e crea un precedente gravissimo. Metteremo in campo tutte le azioni necessarie a salvaguardare la nostra onorabilità, la nostra libertà di azione politica e l’esercizio del nostro pensiero'.



