Articoli Politica

Quando la riforma della giustizia diventa uno scontro politico

Quando la riforma della giustizia diventa uno scontro politico

Il referendum del 22 e 23 marzo nel clima acceso della campagna tra slogan, polemiche e richiami all’equilibrio istituzionale


3 minuti di lettura

Nel giorno dell’apertura dell’anno giudiziario vaticano, Papa Leone ha ricordato principi che dovrebbero essere il fondamento di ogni Stato di diritto: imparzialità del giudice, effettività del diritto di difesa, garanzie procedurali e durata ragionevole dei processi. Non semplici tecnicismi giuridici, ma le condizioni attraverso cui la giustizia acquisisce autorevolezza e contribuisce alla stabilità delle istituzioni.
Parole che suonano quasi come un richiamo alla misura se confrontate con il clima politico che accompagna il referendum del 22 e 23 marzo.
Il confronto pubblico, infatti, sembra sempre più dominato da toni esasperati. Non si discute soltanto di norme, di equilibri tra poteri dello Stato o delle soluzioni concrete ai problemi cronici della giustizia italiana. Sempre più spesso il dibattito si trasforma in una battaglia politica e simbolica, nella quale la riforma diventa il terreno di uno scontro molto più ampio.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che senza la riforma si rischierebbe di avere “stupratori in libertà e figli strappati alle mamme”. Una rappresentazione che riduce un tema istituzionale complesso a una contrapposizione emotiva e che finisce per collocare chi nutre dubbi sulla riforma automaticamente dalla parte sbagliata del confronto.
Anche il clima nei confronti della magistratura si è fatto sempre più duro.
Spazio ADV dedicata a Società Dolce: fare insieme
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito in passato il Consiglio Superiore della Magistratura “para-mafioso”, mentre alcune dichiarazioni della sottosegretaria Giusi Bartolozzi hanno alimentato ulteriormente la tensione tra politica e ordine giudiziario.
In questo contesto si inserisce la campagna referendaria che sta attraversando il Paese. A Modena, ieri sera, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti – indicato da Giorgia Meloni come portavoce del Comitato SiRiforma – ha definito il voto del 22 e 23 marzo “un appuntamento con la storia”. Non tanto per il merito tecnico della riforma, quanto per le conseguenze politiche che potrebbe produrre.
Davanti ad una platea numerosa Sallusti ha spiegato con chiarezza che una vittoria del Sì rafforzerebbe l’attuale maggioranza e la prospettiva del centrodestra nei futuri equilibri istituzionali, mentre una vittoria del No – ha detto – cambierebbe “l’aria”, incrinando la compattezza della coalizione di governo. Un passaggio che mostra come il referendum venga interpretato anche come uno snodo politico destinato a incidere sugli equilibri del Paese nei prossimi anni.
Nel corso della serata il direttore ha ribadito le ragioni del Sì parlando di un sistema della magistratura dominato dalle correnti e richiamando il cosiddetto “sistema Palamara”, tema al centro anche del libro scritto insieme all’ex magistrato.
La riforma, secondo la sua lettura, rappresenterebbe un passaggio necessario per spezzare un equilibrio interno alla magistratura che considera distorto.
Per spiegare la sua posizione ha utilizzato una metafora: quella di una casa che rischia di crollare. Prima – ha detto – si mettono in sicurezza tetto e fondamenta, solo dopo si pensa alle lampadine bruciate. Prima la riforma costituzionale, poi gli interventi sul funzionamento quotidiano della giustizia.
Resta però una domanda di fondo. Se una riforma della giustizia viene presentata, nelle parole dei suoi sostenitori più espliciti, anche come un passaggio capace di rafforzare un governo o incidere sugli equilibri istituzionali futuri, il rischio è che il confine tra riforma della giustizia e battaglia politica diventi inevitabilmente più sottile.
Ed è proprio qui che tornano attuali le parole di Papa Leone: la giustizia rafforza una comunità quando è esercitata con equilibrio e fedeltà alla verità.
Forse è da questo principio che dovrebbe ripartire anche il confronto pubblico: meno toni apocalittici, meno propaganda e più rispetto per la delicatezza degli equilibri istituzionali che ogni riforma della giustizia inevitabilmente tocca.

 

B. Lazzari
Foto dell'autore

La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, sociale ed ec...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Udicon

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati