L'avvio del 2018, ed in particolare il ritorno in classe dopo la pausa natalizia, si svolgerà all’insegna dell’incertezza per circa 800 insegnanti delle scuole d’infanzia ed elementari della provincia di Modena, diplomati prima del 2002. A rovinare le festività è stata la sentenza del Consiglio di Stato che li cancellerebbe di fatto dall’organico rispendendoli nelle graduatorie anche se già entrati in ruolo (a Modena questi ultimi sono circa 150). Il Consiglio di Stato ha infatti deciso che il diploma magistrale non permette, da solo, di insegnare negli asili e nelle elementari. Per farlo è necessario avere la laurea e la scuola di specializzazione.
Una decisione arrivata come una doccia fredda per migliaia di insegnanti lasciando di stucco i sindacati, da subito attivati per trovare una soluzione.
Anief, Cub e Cobas e Saese hanno proclamato per lunedì 8 gennaio uno sciopero con manifestazione a Roma. Per la CGIL scuola è importante che si giunga presto ad una soluzione di tipo politico. Vanno in questa direzione gli incontri che le Organizzazioni Sindacali ha tenuto venerdì all’Ufficio Scolastico Regionale e a livello nazionale presso il Ministero. Dalla quale è uscito un primo risultato, visto che da lunedì gli insegnanti potranno continuare ad operare.
In provincia di Modena sono tantissimi i lavoratori coinvolti dalla sentenza del Consiglio di Stato sui Diplomati Magistrali: sono infatti 150 gli insegnanti di ruolo (con clausola rescissoria) di cui 137 presso le scuole primarie e 13 presso le scuole dell’infanzia.
A questi vanno poi aggiunti i circa 570 insegnanti di scuola primaria che hanno avuto un contratto a termine dalle GAE con clausola rescissoria, e una parte dei 577 docenti della scuola dell’infanzia inseriti nelle GAE con contratto a Tempo Determinato con riserva.
'Numeri significativi, che raccontano molto di quanto la sentenza del Consiglio di Stato impatti sulla vita delle persone coinvolte, delle nostre scuole, degli studenti e delle famiglie' - afferma Riso
'In questo senso è urgente e importante che si giunga presto ad una soluzione di tipo politico per questa difficile situazione.
Va anzitutto tutelato l’anno in corso, garantendo la continuità didattica e il lavoro dei tanti insegnati coinvolti, e su questo sono arrivate le prime rassicurazioni. Occorre poi garantire per tutti i docenti la possibilità di continuare a inserirsi nelle Graduatorie di Istituto: oggi rischierebbero infatti di essere esclusi da ogni graduatoria.
Chi sta lavorando e ha lavorato in questi anni ha maturato un’esperienza che deve essere valorizzata attraverso un meccanismo di reclutamento che ne tenga conto.
Infine va prevista una norma ad hoc che permetta di ricomporre i diritti dei docenti a vario titolo interessati al contenzioso in questione.
Se c’è invece una cosa che deve assolutamente essere evitata è che si continui ad alimentare, come alcuni stanno facendo in queste ore, la contrapposizione, inutile e dannosa, tra categorie diverse di lavoratori, laureati e non laureati. Quella che si è scritta in questi giorni è una bruttissima pagina per la storia della scuola italiana, che apre dei drammi personali, alimenta situazioni di incertezza e conflittualità e alla fine rischia di danneggiare tutti i lavoratori.
Di fronte alle complessità servono attenzione e serietà, per evitare che si arrivi alla cancellazione di una intera categoria di lavoratori -



