Il consigliere ha tracciato un filo rosso lungo oltre 15 anni, che lega l’attuale approvazione della tariffa a scelte mancate, incoerenze politiche e responsabilità storiche. L’affondo parte dal 2008, quando cittadini, associazioni ambientaliste e comitati presentarono una proposta di delibera di iniziativa popolare, con 430 firme autenticate, per introdurre la tariffa puntuale e il porta a porta integrale. Quella proposta fu bocciata, e con essa – sostiene Modena – fu seppellita una concreta occasione di transizione ecologica. “Se quella delibera fosse stata approvata, Modena avrebbe potuto ridurre i rifiuti da incenerire, spegnere progressivamente le linee dell’impianto e diventare un esempio italiano nella gestione sostenibile dei rifiuti”, ha dichiarato in aula. “Invece, oggi ci troviamo con un inceneritore da 250.000 tonnellate l’anno, tecnicamente non modulabile e alimentato anche da rifiuti organici”.
Il consigliere ha ricordato come proprio quella mancata transizione abbia spianato la strada al raddoppio dell’inceneritore di via Cavazza nel 2010, facendolo diventare il più grande dell’Emilia-Romagna, a servizio di un bacino troppo ampio rispetto alla popolazione modenese: “Bologna ha 450.000 abitanti, Modena 184.000. Eppure, gli impianti sono identici per capacità. È evidente che Modena brucia anche i rifiuti degli altri”. In effetti non è un mistero che l'inceneritore di Modena copre un'area vasta e per quanto riguarda i rifiuti speciali il bacino si allarga all'intera Italia. Ma altro elemento critico evidenziato dal consigliere Modena, è stata la bocciatura della mozione da lei stessa ha presentata, che riprendeva integralmente un ODG approvato dalla maggioranza nel febbraio 2024 e inserito nel programma elettorale di Mezzetti. 'Un anno dopo, giugno 2024- giugno 2025, il PD ha votato contro un punto fondamentale del programma con cui ha preso i voti e si è impegnato a realizzare' - afferma Modena.
“Non si può da una parte approvare un documento e poi, appena viene chiesto di applicarlo, votare contro. Questa è incoerenza politica e istituzionale. E la dimostrazione che le scelte sulla gestione dei rifiuti continuano a essere rallentate da interessi, influenze e mancanza di volontà concreta”. Nel suo intervento, il consigliere ha anche lamentato l’assenza di confronto con i territori virtuosi dell’Emilia-Romagna – come Alea a Forlì, Geovest e Aimag nella bassa modenese – che da anni applicano la tariffa puntuale con risultati eccellenti. Nessuno dei loro esperti è stato invitato in Commissione SETA, un segnale che, secondo Modena, evidenzia la volontà di non mettere in discussione il modello gestionale legato all’attuale gestore. “Abbiamo perso quindici anni. Oggi potremmo essere un esempio virtuoso, e invece siamo il simbolo di ciò che non funziona: un impianto sovradimensionato, una tariffazione tardiva, e una politica che rinuncia a guidare la transizione. E nel frattempo – ha concluso – i cittadini pagano due volte: con la bolletta e con la propria salute”.
Infine, Modena per Modena ha rilanciato l’idea di una mozione condivisa per chiedere la revisione delle norme sul disagio ambientale era riconosce il Comune di Modena per la presenza e per le missioni dell'inceneritore. Un indennizzo che essendo inserito nel piano economico finanziario della tariffa puntuale finisce, così come quella tari, per essere pagato dai cittadini attraverso la bolletta. 'Non possono essere i residenti a pagare per gli utili generati da chi incenerisce i rifiuti a Modena' - chiude Modena.
Gi.Ga.



