E' un pacchetto di proposte e richieste quello che arriva da WWF dopo la pubblicazione, ieri, da La Pressa, dei dati sui conferimenti nel 2025 che confermano non solo il nuovo aumento dei rifiuti avviati all'inceneritore di Modena rispetto al 2024 ma un aumento sempre più marcato dei rifiuti speciali che hanno di gran lunga superato i rifiuti urbani sia di provenienza provinciale sia extraprovinciale, al contrario in costante diminuzione.
Il vero punto critico per l'associazione è rappresentato dalle 110.902 tonnellate, sulle 196.000 totali, ovvero pari al 57% del totale, di rifiuti speciali provenienti da attività produttive e impianti di trattamento spesso situati fuori provincia e fuori regione. Numeri che per il WWF 'che l’inceneritore non è un impianto al servizio della comunità modenese, ma una struttura a vocazione sovraregionale che brucia rifiuti che i modenesi non producono, mentre i cittadini subiscono emissioni, traffico pesante e impatti sanitari documentati dalla letteratura epidemiologica.
L’associazione richiama anche il meccanismo economico che incentiva l’ingresso di rifiuti speciali: la Delibera regionale 135/2013 consente al gestore di applicare prezzi di libero mercato per gli speciali, generando un incentivo strutturale ad aumentare i conferimenti da fuori bacino. “Più speciali si bruciano, più ricavi di mercato si generano”, afferma il WWF, ricordando che i ricavi dell’impianto si sommano a quelli derivanti dall’energia elettrica immessa in rete.
Il paradosso deil'indennizzo per disagio ambientale al comune ma fatto pagare ai cittadini
L'associazione ricorda e sottolinea un altro aspetto oggetto anche di discussione politica: i costi del disagio ambientale che Hera riconosce al comune per ogni tonnellata di rifiuti cnferita, non ricadono sul gestore, ma sui cittadini attraverso la Tariffa Corrispettiva Puntuale. Dal 2020 al 2024 il Comune di Modena ha incassato oltre 7,4 milioni di euro, di cui circa 2,6 milioni generati dalla combustione di rifiuti speciali provenienti da fuori bacino.
L'intervento del WWF richiama poi i casi di Parma, Reggio Emilia e Forlì come esempi concreti di un modello alternativo già funzionante. 'A Parma, un accordo istituzionale limita a 7.500 tonnellate annue i rifiuti speciali e vieta l’importazione da fuori regione; a Forlì, la raccolta porta a porta integrale ha ridotto del 72% il rifiuto secco non riciclabile; Reggio Emilia è il capoluogo più virtuoso della regione con l’84,5% di raccolta differenziata. Il confronto pro capite è definito “impietoso”: Modena produce 261 kg/abitante di residuo non riciclato, contro i 136 di Forlì, i 165 di Parma e i 174 di Reggio Emilia. La gerarchia europea dei rifiuti non ammette deroghe: prevenzione, riuso, riciclo e solo in quarta posizione il recupero energetico. L’inceneritore di Modena, alimentato al 57% da rifiuti speciali esterni, non risponde nemmeno alla funzione residuale prevista dalla normativa europea'. Con la scadenza del Piano Regionale Rifiuti nel 2027, l’associazione considera questa fase una ''finestra decisiva per costruire una strategia di uscita dall’incenerimento, ricordando che il caso di Ravenna dimostra che la chiusura di un impianto è possibile quando raccolta differenziata



