La prima replica arriva da Bologna. 'Di Cpr ce ne sono già moltissimi in Italia, e ci sono centinaia di posti vuoti», ha dichiarato l’assessora alla Sicurezza Matilde Madrid, sottolineando come la priorità dovrebbe essere un’altra, piuttosto che aprire nuove strutture anche in regione'.
Di segno opposto la valutazione di Forza Italia, che vede nell’apertura di De Pascale un cambio di passo significativo. 'Rappresenta un primo passo importante e dimostra che, quando si amministra e si fanno i conti con i fatti, le posizioni demagogiche non trovano più spazio', afferma la deputata e coordinatrice regionale Rosaria Tassinari, interpretando la disponibilità del presidente come un segnale di pragmatismo.
Durissima invece la posizione della CGIL Emilia-Romagna, che ribadisce la propria contrarietà ai CPR, giudicati inefficaci e disumani. Il sindacato richiama il recente rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione, che descrive un quadro fatto di inutilità rispetto agli obiettivi dichiarati e di condizioni di degrado sociale per le persone recluse. Per la CGIL, i CPR non rappresentano una risposta al tema della sicurezza, ma un problema aggiuntivo.
Sulla stessa linea si colloca Alleanza Verdi e Sinistra. Il gruppo in Regione respinge l’ipotesi di un nuovo centro regionale e critica la posizione del presidente. De Pascale ha precisato che i CPR dovrebbero essere considerati esclusivamente come strumenti per l’espulsione di persone socialmente pericolose, ma per AVS questa impostazione non basta a giustificare strutture che «negano diritti fondamentali e confinano persone in condizioni inumane e degradanti». Il gruppo regionale richiama inoltre le numerose segnalazioni di danni psicofisici, violenze e forme di tortura registrate in questi luoghi, giudicandoli incompatibili con qualsiasi politica migratoria rispettosa della dignità umana.
Rincara la dose critica Rifondazione Comunista: 'L’Emilia-Romagna ha già conosciuto cosa significhi avere un CPR sul proprio territorio: è stata un’esperienza drammatica, segnata da atti di autolesionismo, suicidi, condizioni di trattenimento indegne e gestioni opache e fallimentari. Una pagina buia che non può e non deve essere riaperta. Riproporre oggi quella strada significa ignorare quanto accaduto e dimostrare di non aver imparato nulla dagli errori del passato.
Accettare la logica del CPR nel nome di un presunto dialogo sulla sicurezza con il governo significa legittimare la propaganda securitaria della destra e alimentare la criminalizzazione delle persone migranti. Al contrario, noi riteniamo che la gestione dell’immigrazione debba partire dalla cancellazione dell’attuale legislazione (la Legge Bossi-fini ndr), che produce irregolarità e mette i migranti in condizione di ricattabilità e fragilità, e dalla costruzione di politiche fondate su accoglienza, inclusione, lavoro regolare e diritti' - chiude Rifondazione.
Nella foto l'edificio nel rione S.Anna di Modena, già sede del CPT, poi CIE e poi CPR


