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Mezzetti: 'Da segretario DS rifiutai di essere riferimento per il potere economico, fui cancellato anche dalle foto'

Mezzetti: 'Da segretario DS rifiutai di essere riferimento per il potere economico, fui cancellato anche dalle foto'
Mezzetti: 'Da segretario DS rifiutai di essere riferimento per il potere economico, fui cancellato anche dalle foto'

Questa mattina, nell'ambito della rassegna Buk, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, ha dialogato senza rete con l'autore del libro 'Elogio della tracotanza' e direttore de La Pressa Giuseppe Leonelli. 'Vedo molti che non riescono a lasciare il palco e finiscono per ostacolare chi deve entrare'. Parole nelle quali è inevitabile non vedere un chiaro riferimento al suo predecessore, Giancarlo Muzzarelli

Questa mattina, nell'ambito della rassegna Buk, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, ha dialogato senza rete con l'autore del libro 'Elogio della tracotanza' e direttore de La Pressa Giuseppe Leonelli. 'Vedo molti che non riescono a lasciare il palco e finiscono per ostacolare chi deve entrare'. Parole nelle quali è inevitabile non vedere un chiaro riferimento al suo predecessore, Giancarlo Muzzarelli


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Dall'esperienza alla guida dei Democratici di Sinistra, finita nello storico congresso dei veleni del 2001 che anticipò la nascita del Partito Democratico, al quale non aderì mai, a quell'invito a colazione in cui Massimo Mezzetti declinò l'offerta dell'allora presidente di Confindustria di un 'patto' col mondo imprenditoriale di allora, fino alla conferma che - al termine dell'avventura come sindaco di Modena - non ha altre aspirazioni se non quella di dedicarsi alla famiglia.
Sono alcuni passaggi emersi dal dialogo tra il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e Giuseppe Leonelli, autore di Elogio della Tracotanza, il libro presentato oggi nel programma degli appuntamenti di Buk, il Festival della Editoria Indipendente al complesso San Paolo di Modena. Un'ora di conversazione e di dialogo aperto dove il libro/confessione di Leonelli ha solo fornito lo spunto per andare oltre. Salta così lo schema che avrebbe visto il sindaco 'intervistare il giornalista' per approdare a una sorta di confessione politica e di vita del sindaco di Modena.
Proprio il tema del rapporto personale e professionale con il potere politico ed economico ha fornito il punto su cui la conversazione si è sviluppata.
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Massimo Mezzetti ha ripercorso alcuni momenti cruciali della sua storia politica, soffermandosi sul tema dell’autonomia della politica rispetto ai poteri economici e sul rischio di un conformismo che, a suo dire, continua a segnare la città.
Mezzetti ha ricordato il congresso del 2001, quando da segretario in carica di un partito, i Democratici di Sinistra, che a quel tempo contava 42.000 tesserati rispetto ai circa 4.000 del PD attuale, perse il confronto chiudendo la sua esperienza nel partito. 'Già allora vedevo che la politica stava perdendo autonomia. I partiti rischiavano di non essere più il luogo della decisione, ma il volante che altri stavano impugnando'. Una posizione che, racconta, gli costò la sconfitta congressuale: 'Persi il congresso, anche se mio figlio di 7 anni allora mi disse che avevo vinto perché avrei più tempo per lui e la famiglia, e da lì iniziò una stagione complicata'.

Il sindaco ha poi rievocato un episodio che, a suo dire, segnò l’inizio di una spaccatura con alcuni poteri cittadini. 'Alcuni mesi prima del congresso fui invitato a colazione dal presidente della Confindustria modenese. Quando arrivai, trovai attorno al tavolo tutti i principali esponenti dei poteri economici della città, di destra e di sinistra. Mi dissero: non dialoghiamo più con questo sindaco (allora in carica c'era Giuliano Barbolini), ma con lei sì.
Noi abbiamo delle idee sulla città e le elezioni politiche sono vicine. Noi possiamo fare un patto e se accetta può diventare il nostro punto di riferimento'.

La risposta di Mezzetti fu netta: 'Dissi che io non faccio patti sulla città, ma con la città. Se le loro idee fossero state utili a Modena, le avrei sostenute; se non lo fossero state, le avrei contrastate come sempre. Punto'. 'Da quel momento - racconta - venni cancellato, anche dalle foto del partito, come in Unione sovietica. Fecero una mostra sulle feste nazionali a Modena e non c'erano foto mie, scomparvi. Iniziò la guerra. Non è questione di coraggio: forse ero incosciente. Ma per me vengono prima i principi'.

Mezzetti ha ricordato anche un episodio recente, legato al suo discorso di candidatura alle elezioni del 2024, alla Polisportiva Modena Est: 'Il giorno dopo mi scrisse un ex dirigente del partito dicendomi: sei troppo idealista, devi smetterla con questa storia della moralità. Io gli ho risposto: ero così allora e sono così oggi. È difficile mantenere fede a certi valori, ma quando cresci e maturi diventano ancora più importanti.
Io mi auguro che a Modena continui a governare il centrosinistra, ma spero lo faccia in modo diverso e più innovativo'.

Il sindaco ha spiegato che la sua scelta di candidarsi non è legata a prospettive personali: 'L’ho promesso a mia moglie: questa è l’ultima avventura. Dopo, ci dedicheremo a noi stessi. Non ho nulla da perdere. Non vado a Roma, non cerco altro. Mi metto al servizio della città: se ci riesco bene, se non ci riesco torno a casa serenamente'. E aggiunge: 'I poteri che 25 anni fa erano fortissimi oggi sono più deboli. La sfida ce la possiamo giocare'.

Richiamando la sua lunga esperienza da assessore alla cultura, Mezzetti ha sottolineato un principio che considera fondamentale: 'In politica, come in teatro, non conta solo come stai sul palco, ma anche come esci di scena. Se esci con eleganza, riconoscendo che un percorso è finito, fai un servizio alla comunità. Purtroppo vedo molti che non riescono a lasciare il palco per il loro attaccamento al potere e finiscono per ostacolare chi deve entrare'. Parole nelle quali è inevitabile non vedere un chiaro riferimento al suo predecessore, Giancarlo Muzzarelli.

E quel passaggio congressuale del 2001 ritorna ad alimentare il dialogo e 'la confessione'. Il sindaco racconta un episodio avvenuto in centro, pochi giorni dopo la sconfitta congressuale. 'Un signore anziano mi fermò e mi disse: non la penso come lei, ma la seguo perché mi incuriosisce. Sapevo che avrebbe perso: Modena è così. Quando c’erano i duchi erano tutti per il duca, con i francesi erano tutti repubblicani, poi tutti fascisti, poi tutti comunisti. Modena morirà di conformismo'.
Lo spunto per una riflessione finale: 'La mia missione è evitare che Modena muoia di conformismo. Anche il linguaggio rituale della politica è conformismo: quando si invoca sempre ‘la comunità’, ‘l’unità’, spesso lo si fa per colpire chi dissente. Io credo che la politica debba tornare autonoma, libera e capace di parlare con sincerità'.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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