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Passeggiata contro il degrado: più di 100 cittadini attraversano le zone rosse

Passeggiata contro il degrado: più di 100 cittadini attraversano le zone rosse
Passeggiata contro il degrado: più di 100 cittadini attraversano le zone rosse

Quattro chilometri attraverso le zone più critiche della città, nell'iniziativa del Comitato Modena Merita più. Tra residenti che si uniscono al gruppo, vedette dello spaccio in fuga e l’incontro finale con un giovane africano che dorme sotto le tribune del Novi Sad. 'Grande risposta nonostante il caldo. Andiamo avanti, questa è la strada giusta, vorremmo farne anche più di una, in contemporanea'

Quattro chilometri attraverso le zone più critiche della città, nell'iniziativa del Comitato Modena Merita più. Tra residenti che si uniscono al gruppo, vedette dello spaccio in fuga e l’incontro finale con un giovane africano che dorme sotto le tribune del Novi Sad. 'Grande risposta nonostante il caldo. Andiamo avanti, questa è la strada giusta, vorremmo farne anche più di una, in contemporanea'


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Sono le 22 quando la camminata antidegrado organizzata dal gruppo civico Modena Merita di Più si conclude al parco Novi Sad. Qui, sui gradoni della tribuna, un giovane africano, che ogni giorno trova un pasto a Porta Aperta e poi dorme all’aperto insieme ad altri, racconta in francese la sua situazione: nessun lavoro, nemmeno per poche ore, nessun supporto, nessuna alternativa, nessuna opportunità di integrazione. 'Ogni sera alloggio qui', dice. È l’immagine che chiude una serata intensa, partecipata da oltre cento persone.
La passeggiata non la prima e non certo l'ultima organizzata dal comitato civico per la sicurezza Modena Merita di più, era partita un’ora e mezza prima da piazza Cittadella, attraversando circa quattro chilometri di aree considerate “rosse” per spaccio, degrado e microcriminalità.
'Abbiamo fatto un percorso nelle zone più calde di Modena, anche se ormai tutta la città è problematica - spiega Lauro, uno dei componenti più attivi del gruppo -. La gente però ha risposto bene: con questo caldo non era scontato uscire, prendersi il cuore in mano e andare oltre l’ostacolo. Ma ne abbiamo bisogno'.

Dalla zona stadio il serpentone di cittadini raggiunge la stazione dei treni, poi via Crispi e piazzale Natale Bruni.
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L’ingresso ai giardini avviene poco dopo le 21, quando i cancelli vengono chiusi alle spalle dei partecipanti: anche d’estate non si entra più dal viale e da Corso Vittorio, ma solo da corso Canal Grande.

La diretta video documenta ogni passaggio. Nella zona dell’ex Manifattura Tabacchi si assiste al fuggi fuggi delle vedette dello spaccio, che comunicano tra loro e si allontanano in bicicletta al passaggio del grande gruppo di cittadini. Da via Ganaceto si arriva alla Pomposa, dove molti curiosi e alcuni turisti chiedono informazioni, ringraziano, qualcuno si unisce per un tratto.
Al Novi Sad la scena cambia: sul lato di via Berengario famiglie asiatiche e nordafricane cenano all’aperto, bambini giocano a calcio, si crea un piccolo spazio di socialità. Ma il resto del parco resta segnato dalla presenza di gruppi noti per attività illegali, ma in questo caso di fronte all'anomalo e corposo gruppo di cittadini nessuno si spinge a fare ciò che solitamente viene fatto. Chiedere l'acquisto di roba. Durante il percorso, spacciatori e vedette si dileguano. 'È un effetto momentaneo, certo, ma è un segnale - osserva Meschieri -. Quando giri con tante persone, un certo tipo di degrado sparisce. La droga non è solo chi la vende: c’è un sistema dietro, con vedette e comandi.
Stasera li abbiamo visti allontanarsi'.

Il gruppo si sposta verso la tribuna, dove 'alloggiano' e bivaccano una decina di stranieri, sparsi. È qui che avviene l’incontro con il giovane africano. Meschieri lo ascolta e poi riflette davanti ai partecipanti: 'È uno dei momenti più importanti del giro. Questa persona non è seguita da nessuno. Va a Porta Aperta ma non può dormire lì. Una volta fuori dai centro è allo sbando, non è seguita da nessuno. Simbolo di un sistema che dovrebbe integrare ma non integra nulla e non funziona'.

Dal gruppo scatta il ringraziamento anche alle forze dell’ordine: 'Sono sempre con noi, presidiano, ma hanno le armi spuntate. Arrestano persone che il giorno dopo ritrovano in strada. È frustrante'.
Gli organizzatori pensano già ai prossimi mesi: più camminate, magari contemporanee in diversi quartieri. 'Il problema è sentito. Da cittadini abbiamo bisogno di una risposta. Avere così tante persone è un bene: manda un messaggio chiaro alle istituzioni e, con unta polemica, anche ad un assessore alla sicurezza 'che nessuno vede e sente mai, anche dopo il 16 maggio'.

'Questa è la strada giusta' - chiude Lauro. 'Dobbiamo lavorare sulla gente, perché è la gente che ci dà la forza di farci sentire.
Modena c’è, e i modenesi sono pronti a esserci sempre'.

Gi.Ga.
Foto dell'autore

Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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