Il tema dell’assemblea – “Mi ha detto tutto quello che ho fatto” – ha riportato al centro l’Iniziazione cristiana come incontro tra Vangelo e vita. Castellucci ha insistito sulla necessità di una pastorale fondata sulle relazioni più che sulle strutture, ricordando come la samaritana sia stata raggiunta da Gesù non attraverso un discorso dottrinale, ma attraverso un gesto che ha toccato la sua storia personale. È questa la direzione che la Chiesa locale vuole imboccare: una catechesi integrale, immersa in esperienze concrete, capace di coinvolgere diverse fasce d’età e di rilanciare pratiche come il “Vangelo nelle case”.
In questo quadro si inserisce il sussidio “Il dono dell’acqua e del pane”, distribuito ai presenti, e il nuovo materiale disponibile sul portale passidivita.net, pensato per sostenere i percorsi di formazione integrale nelle comunità. Ma il passaggio più significativo dell’assemblea è stato l’ascolto dei territori: i vicari hanno condiviso le prime attività avviate nei cinque vicariati – Mirandola-Finale, Pedemontana, Montagna, Modena-Nonantola e Carpi – mostrando come il progetto stia già declinandosi in forme diverse, dal Vangelo nelle case ai servizi rivolti a chi soffre.
Le testimonianze hanno confermato che la catechesi “che si proietta all’esterno” non è più solo un’intuizione, ma un processo in corso. I catechisti hanno raccontato esperienze che intrecciano fraternità, preghiera, ascolto, piccoli gesti di comunità: segni di una Chiesa che, come ha ricordato don Giacomo Violi nel commento al Vangelo, vuole incontrare le persone “disarmata da pregiudizi morali, sociali e religiosi”, capace di riconoscere nelle fragilità il luogo in cui Dio raggiunge ciascuno.
A chiudere l’incontro è stato monsignor Maurizio Trevisan, che ha ribadito l’importanza di una formazione “a 360 gradi”, non più limitata alla dimensione cognitiva ma aperta alla comunione, alla frazione del pane, alla vita condivisa.



