La Flc Cgil di Modena, per bocca della segretaria Eleonora Verde, ha espresso netta contrarietà sollevando forti dubbi sull'applicazione pratica della direttiva e chiedendosi con quali criteri oggettivi si possa decidere di rimandare a casa una studentessa nell'anno 2026. Secondo il sindacato, è anacronistico imporre un guardaroba specifico alle famiglie ed è rischioso concentrare il dibattito scolastico sull'aspetto esteriore delle ragazze, calpestando decenni di battaglie culturali. Per la Cgil il vero 'decoro' risiede nelle relazioni, nel rispetto reciproco e nell'ascolto, non nell'apparenza.
Sulla stessa linea si è schierata Frida Fruggeri della Rete Studenti Medi, definendo preoccupante la presa di posizione in un clima nazionale in cui esponenti politici associano la rispettabilità femminile alla lunghezza delle gonne, e ribadendo che la priorità della scuola deve rimanere la garanzia del diritto allo studio senza punizioni estetiche.
A stretto giro è arrivata la replica della Lega, con il consigliere comunale di Carpi Giulio Bonzanini che ha denunciato il 'doppio standard' della sinistra e del mondo progressista. L'esponente del carroccio ha ricordato come nel 2021 la stessa preside Barbi fosse stata difesa a spada tratta dalle medesime sigle quando rivendicò la libertà d'espressione degli studenti per un controverso murale su Donald Trump. Secondo Bonzanini, l'autonomia scolastica e la difesa dei dirigenti non possono essere difese a corrente alternata. Il consigliere ha tenuto a precisare che richiamare gli studenti al rispetto di regole condivise e firmatarie tra scuola e famiglie non significa giudicare il valore di una persona dal vestiario, ma semplicemente riconoscere che ogni contesto pubblico richiede decoro e che la libertà comporta sempre dei doveri, respingendo l'uso della scuola come terreno di caccia ideologica.



