'In queste settimane di piena campagna dei pomodori, soprattutto nel centro (Lazio) e nel sud Italia, accade che alcune grandi aziende della trasformazione dei pomodori, a fronte di una tratta per il trasporto, per esempio, dalla provincia di Latina alla provincia Foggia, pagata circa 800 euro che l'autotrasportatore deve ovviamente fatturare, chiedano indietro in nero il 6%, una percentuale alla quale si somma un ulteriore 2% se si vuole essere pagati immediatamente - afferma Cinzia Franchini -. Una pratica tristemente diffusa che viene applicata ai piccoli imprenditori dell'autotrasporto alla quale si somma un'altra 'abitudine' qual è la 'tangente' che molti autotrasportatori sono costretti a versare ai responsabili della logistica o ai direttori commerciali che lavorano per il committente, tramite essenziale per mantenere la commessa. A tutto ciò si affiancano le storture messe in campo ai danni dei lavoratori dipendenti, autisti che, malgrado il contratto nazionale, vengono pagati a viaggio o, ancor peggio, sono incentivati a usare due schede tachigrafiche o a manomettere il corretto utilizzo del cronotachigrafo per aggirare le norme sui tempi di guida-riposo. Una illegalità a tutti i livelli e del resto certificata anche dall'Ispettorato del Lavoro che proprio nei giorni scorsi ha comunicato i dati di alcuni controlli avvenuti in questo periodo: a Milano su 18 imprese della logistica controllate, con oltre 200 dipendenti, nessuna è risultata in regola'.
'Ora la domanda è perché si accetta tutto questo? Perché gli autotrasportatori non si ribellano? Il sistema purtroppo si basa sul ricatto legato alla necessità di lavorare e sul fatto che spesso chi denuncia poi si ritrova isolato e senza lavoro. Sono queste le storture di un sistema che ormai risponde esclusivamente alla logica folle della concorrenza al ribasso, un problema che paradossalmente si immagina di risolvere importando ulteriore manodopera a basso costo, quando è evidente che la carenza di autisti è data proprio da questo contesto.


