Una situazione che non può lasciare indifferenti per Giovanardi, soprattutto alla luce della normativa vigente sulla cui applicazione il già senatore ha chiesto chiarezza al ministero attraverso la Prefettura. Il fenomeno, a suo dire, sta diventando sempre più visibile sotto i portici e nelle piazze cittadine: la diffusione del niqab, l'abito nero integrale che lascia scoperti solo gli occhi, rendendo di fatto impossibile l'identificazione certa del volto.
Giovanardi sollecita le autorità a prendere posizione sollecitando le autorità a fornire quella risposta che ancra attente. 'Esiste in Italia un diritto superiore che permetta di derogare alle norme di pubblica sicurezza in nome di un indumento?'. A supporto della sua tesi, l'ex ministro richiama i pareri del Comitato per l'Islam Italiano istituito al Viminale, ricordando come lo stesso organismo abbia già chiarito in passato che la sicurezza nazionale e l'identificabilità delle persone devono prevalere sulle scelte di abbigliamento integrale, che non rappresentano nemmeno un obbligo coranico assoluto. Del resto di tipologia di velo a copertura del capo e del viso ce ne sono diversi e i Niqab e il Burqa rappresentano quelli più estremi, ovvero capaci di coprire totalmente il volto, nel caso del burqa occhi compresi.
Secondo Giovanardi, il rischio è quello di creare delle 'zone franche' dove la legge dello Stato smette di essere applicata per timore di urtare sensibilità culturali, trasformando il niqab in un simbolo di invisibilità legale che la città non può più ignorare.



