Lo ha confermato il Direttore Generale dell'Ausl di Modena, Antonio Brambilla, in risposta ad una nostra domanda rispetto all'impegno dell'Ausl sul fronte dell'assistenza domiciliare dei pazienti positivi e sintomatici. Una domanda stimolata dalle dichiarazioni di alcuni giorni fa del Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Claudio Vagnini: 'Notiamo che i pazienti che arrivano in ospedale si presentano già condizioni gravi. Come se mancasse un filtro prima dell'ospedalizzazione' - disse. Immediata, in quel frangente, fu la nostra domanda. Chiedemmo di approfondire la considerazione espressa. Ovvero, in che cosa poteva consistere tale mancanza di filtro, visto che la funzione filtro rispetto alla gestione e alla valutazione dei pazienti covid positivi al proprio domicilio, e dei loro sintomi, dovrebbe essere svolta, sulla base delle direttive nazionali, dai 'medici di famiglia' che avrebbero il compito di essere un riferimento per l'assistito durante l'isolamento domiciliare con il compito, nel caso di sintomi più importanti, di attivare l'Usca? La risposta fu che il problema non stava, e non sta, nei medici di base e di qualche falla nel filtro che loro dovrebbero creare per l'ospedalizzazione ma in quei 'soggetti solitamente non vaccinati che sottovalutano i sintomi, cercano sul web le informazioni ma che nel giro di pochi giorni si aggravano e ricorrono all'ospedale' - disse Vagnini. Di fatto la stessa spiegazione ci ha fornito il Direttore Ausl Brambilla giovedì, rispondendo a nostra analoga domanda. 'Si tratta soprattutto di negazionisti, che negano il virus e i suoi sintomi, poi si aggravano e arrivano in pronto soccorso o in ospedale' - ha affermato. In pratica, non persone o non anche persone che risultati positivi e sintomatici vengono tutt'ora (e le testimonianze di questo tipo anche alla nostra redazione continuano ad essere tante), lasciate ad aspettare secondo l'indicazione, ancora vigente nel protocollo aggiornato ad aprile, della vigile attesa con paracetamolo, senza ricevere visite, che faticano a trovare spesso anche solo un contatto con il proprio medico. No, su oltre 1000 pazienti, questa è un ipotesi che non si verifica, stando ai responsabili Ausl e AOU.
Ne prendiamo atto anche se qualche altra domanda sorge spontanea. Perché esisteranno anche persone che sottovalutano gli effetti del virus, che si fanno beffa dei sintomi e peggiorano, ma ci sono anche più di 1000 persone a casa, isolate, in vigile attesa che convivono con il contagio e con la paura, e molte delle quali, per questa paura troppo spesso non ascoltata, decidono di affidarsi, pur continuando ad avere contatti con i propri medici, anche solo a medici volontari che curano, in telemedicina o spesso direttamente e precocemente, al di là della vigile attesa. Noi li abbiamo scoltati e continueramo a farlo. Riportando le loro testimonianze, perché la verità potrebbe stare, anche in questo caso, nel mezzo.
Gi.Ga.



