'Nel pieno di questa nuova ondata, le nostre indagini confermano, come in passato che, con il possibile raggiungimento dell'acme dei ricoveri, che hanno già superato un buon 10% di aumento in molte Regioni, ci avviamo a toccare nuovamente anche l'apice della carenza di personale. La necessità di forze nuove tocca quota 80-85 mila. In queste ore, i nostri referenti locali, ci informano di una nuova Regione, la Calabria, che si aggiunge alla lista di quelle già citate dalle nostre indagini (Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Campania, Lombardia), è entrata nell'occhio del ciclone, con infermieri alle prese con turni massacranti e con il pronto soccorso di Cosenza nel pieno caos, a causa di una situazione già difficile legata alla cronica carenza di personale. Il giorno di natale, il pensiero del Nursing Up va ai nostri infermieri, ai gladiatori delle corsie, agli uomini e alle donne imprigionati dalle catene del pressappochismo e dell'indifferenza di una politica che è nemico ben più agguerrito della belva agguerrita della quarta ondata. Insomma, gli infermieri italiani, come gli schiavi della storia romana, imprigionati alle catene del precariato e della carenza di personale, si ritrovano nuovamente di fronte al nemico di una emergenza sanitaria che non vuole saperne di lasciarci vivere da uomini liberi'.
E conclude: 'Gli infermieri non possono più permettersi di vivere sull'orlo di un precipizio, con il rischio concreto di finirvi dentro, con l'eterno batticuore di un futuro incerto. Perché i 23mila infermieri precari assunti durante l'emergenza restano, paradossalmente, ancora in spasmodica attesa di una stabilizzazione? Eppure, quei quasi 80 mila posti vuoti negli organici tributano un encomio fattuale al lavoro di quelli che restano, perché sono proprio questi ultimi, che ogni giorno reggono le sorti del sistema anche per quelli che mancano'.

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