Dati diffusi dal sindaco di Modena che dipingono una realtà drammatica e purtroppo già conosciuta. Fatta di situazioni e di ambienti che purtroppo dal lockdown ad oggi, nonostante gli sforzi degli operatori e nell'applicazione dei protocolli, non sono cambiate. Perché a non cambiare sono le strutture in cui ciò avviene. Le denunce da parte dei famigliari delle vittime e del Comitato Libro Verde che ha unito a livello regionale operatori, familiari delle vittime per denunciare criticità e per proporre soluzioni, fino ad ora hanno portato a poco. Il problema è legato alle carenze strutturali che in molte Cra anche in provincia di Modena vedono ancora residenze con un bagno in comune per 12 o più ospiti. Carenze strutturali che avrebbero reso difficile, se non impossibile, a detta del comitato che comprende operatori che ogni giorno vivono la situazione, l'applicazione delle linee guida per la sicurezza all'interno delle Cra previste dalla regione. A queste si sono aggiunte le defezioni del personale spesso trasferito in ospedali e aziende pubbliche durante le emergenze e ai problemi di risparmio che porterebbero i gestori, già impegnati su costi maggiore di personale e strumenti per garantire il rispetto delle regole, a tagliare, proprio sui costi. Tradotto, anche per esempio, nel parametro del minutaggio assistenziale, il tempo dedicato ad ogni ospite/utente. E qui sta il grande problema del sistema di accreditamento dettato dalla Regione ma formalizzato dai singoli comuni (quello di Modena, lo ricordiamo, ha deciso di rinnovarlo in piena pandemia per altri 4 anni agli stessi che già gestivano le case protette, comprese quelle nelle queli i contagi ed i decessi avevano già continuato ad espandersi e a mietere vittime).
Sistema di accreditamento, quello attuale, fortemente criticato dal Comitato Libro Verde ma sul quale si sarebbe registrata l'apertura all'ipotesi di revisione da parte dell'Assessore regionale alla sanità Donini, nel corso dell'incontro (da diversi criticato perché tardivo rispetto alla nuova emergenza ormai in atto), avuto dal Comitato alla presenza della vice presidente regionale Elly Schlein.
Raccontato così dalla stesso comitato e Mauro Caffo, operatore Asp di Parma. 'Abbiamo nuovamente evidenziato le criticità da affrontare, dovute alle scelte politiche degli ultimi decenni: smantellamento del welfare pubblico, privatizzazioni, strutture fatiscenti e non idonee e personale impiegato del tutto inadeguato al reale fabbisogno.
L’apertura di un confronto costante, con la calendarizzazione del prossimo incontro previsto per il 25 novembre in cui presentare le idee che porteremo all’attenzione delle istituzioni, è un piccolo passo, che dovrà essere consolidato attraverso il lavoro sempre maggiore di coinvolgimento della società civile, con l’obiettivo di rafforzare il diritto alla salute e


