“I numeri che sto ancora definendo parlano chiaro, con le riaperture si determinerà uno scenario molto negativo – avverte Crisanti - ma il governo si è assunto una responsabilità, ovvero ha calcolato il rischio che corriamo con la ripresa di alcune attività, solo che non ce lo ha detto. È evidente che quei numeri sono stati discussi nel Comitato tecnico scientifico e se questo non è accaduto, ipotesi peregrina, è drammatico. Con le attività che riprendono non si può dare la responsabilità dei nuovi casi ai cittadini: non vorrei che dicessero ‘noi abbiamo calcolato bene ma le persone si sono comportate male’. Per questa ragione deve esserci trasparenza – conclude Crisanti - affinché tutti abbiano consapevolezza di come stiamo riaprendo e di cosa significherà per l’epidemia questo cambiamento, quanti morti ci saranno e quanti nuovi casi conteremo”.
“Le persone vaccinate, la maggior parte, non sono immunizzate al 100% perché hanno fatto una sola dose e poi dobbiamo tenere presente il rischio di reinfezione che può esservi con le varianti e la percentuale di protezione data dai vaccini, che è il 70%. Pertanto, tra le persone che hanno avuto l’infezione e coloro che hanno ricevuto almeno una dose, c’è un 25% della popolazione che è parzialmente protetta dal virus, anzi, possiamo dire che l’impatto della vaccinazione sull’RT è nullo - spiega ancora Crisanti -. Gli italiani non devono farsi prendere in giro: se il ragionamento sul rischio calcolato è stato fatto sulla base dei numeri, faremo accesso agli atti dei verbali del Cts, che dovrebbero già essere pubblici. Se quegli atti non ci sono, allora significa che le riaperture sono state basate su un’idea, un’ipotesi”.


