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'Fonderie via Zarlati: tanti lavoratori hanno abbandonato, in 25 a Ferrara, pensiamo a loro'

'Fonderie via Zarlati: tanti lavoratori hanno abbandonato, in 25 a Ferrara, pensiamo a loro'

Nella discussione sulla richiesta di proroga allo stop, CGIL Modena invita istituzioni e comitato ad considerare l'impatto sui lavoratori. Di cui non si parla più. E il PD sposa il NO del Comune alla proroga


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'Cgil e Fiom sono sinceramente stanche di assistere a questo teatrino che prosegue ormai da troppo tempo. Non abbiamo davvero nessuna intenzione di disquisire se lo stabilimento debba stare aperto 30 giorni in più o in meno del previsto perché non cambia la sostanza vera delle cose.

In questo gioco delle parti gli unici accordi che in tutti questi anni non sono stati rispettati sono quelli nei confronti dei lavoratori. Nemmeno quelli votati in Consiglio comunale che prevedevano lo spostamento del sito entro i confini del comune di Modena, il mantenimento della attività core di fusione con l’introduzione di nuove tecnologie non inquinanti ed infine il mantenimento di tutti i posti di lavoro'. Così in una nota la segretaria provinciale di categoria della CGIL interviene nel dibattito riacceso ieri dalla risposta negativa del Comune alla richiesta di deroga alla chiusura delle fonderie di via Zarlati il 31 gennaio. Una data attesa, formalizzata negli accordi con il comune e al termine di anni di discussione e di interventi riguardanti l'impato ambientale della realtà produttiva ancora funzionanti con forni a carbone e fortemente impattante per il quartiere della Madonnina e non solo.

'A pochi giorni dal 31 gennaio, data di scadenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale,
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la Direzione Aziendale di Fonderie Cooperative ha comunicato che lo stabilimento di Modena di via Zarlati verrà spento definitivamente il 7 aprile, giorno dell’anniversario della sua nascita' - ricorda Cgil riassumendo i fatti delle ultime ore. 'Il motivo, sempre a detta aziendale, è la necessità di terminare le commesse per alcuni clienti importanti. Questa deroga all’AIA è resa possibile da quanto previsto nel decreto governativo che proroga l’attuale stato di emergenza dovuto alla pandemia da Covid. Per tutta risposta il comune di Modena ha invece voluto ribadire la propria contrarietà ad una tale scelta aziendale pretendendo il rispetto degli accordi precedentemente presi e dunque la cessazione delle attività appunto in data 31 gennaio.

E’ infatti certo che lo stabilimento chiuderà a breve, è certo che la tipologia di produzione restante (dunque non la fusione, che sarà completamente dismessa) verrà delocalizzata a Cento di Ferrara ed è certo che non si è difesa l’occupazione.

E’ un dato oggettivo che la maggior parte dei lavoratori se ne è ormai andata spontaneamente dall’azienda perché non vede in essa alcun futuro.

In poche parole Modena ha già perso definitivamente un inestimabile patrimonio industriale e produttivo con ciò che ne consegue.
Questo nonostante in più occasioni anche formali si fosse promesso, da parte di azienda e Comune, l’esatto contrario.

Giunti a questo punto, invece di perdersi in polemiche inutili, crediamo sia doveroso che tutte le parti in causa (comuni di Modena e Cento, Regione Emilia Romagna, azienda) si adoperino a trovare soluzioni per limitare le ricadute sociali, tra queste anche una linea di trasporto gratuita per quei 25 lavoratori rimasti e costretti a farsi 80 chilometri al giorno per raggiungere il posto di lavoro.

A tal fine - chiude la CGIL - è fissato un incontro Fiom - assieme alle altre organizzazioni sindacali, con le istituzioni locali per martedì 8 febbraio'


Si concentra sul rispetto del protocollo e sulla chiusura concordata del 31 gennaio la segretaria Comunale Federica Venturelli del Partito Democratico, il responsabile Ambiente Diego Lenzini e il segretario del circolo Madonnina Gianluca Fanti. I responsabili PD 'esprimono piena condivisione e sostegno politico, al netto parere negativo del Comune alla richiesta delle Fonderie Cooperative di via Zarlati di poter continuare l’attività fino all’aprile 2022. La richiesta è pervenuta sulla base del Decreto Legge del Governo di fine dicembre sulla proroga dello Stato di Emergenza per la pandemia, che permetterebbe di prorogare gli atti di assenso della Pa di 90 giorni
dalla fine del periodo emergenziale.

Secondo la tesi dell’azienda, l’Aia (l’Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria per svolgere un’attività come quella di fusione, scadente il 31 gennaio e non rinnovata) rientrerebbe in tale novero.

'Gli argomenti portati dal Comune a sostegno del parere negativo sono più che condivisibili da un punto di vista formale e politico e non riteniamo corretto il modo in cui l'azienda cerca di utilizzare e interpretare il decreto – affermano gli esponenti Dem -, la decisione di chiudere l'azienda di via Zarlati è stata assunta ormai da anni, confermata dal protocollo tra il Comune e l’azienda e anche ribadita lo scorso maggio dall’apposita Conferenza dei Servizi. La stessa azienda lo scorso settembre nella sua Assemblea dei Soci aveva confermato tale scelta per cui questa richiesta di proroga, presentata due settimane prima della scadenza del termine appare incomprensibile ed inaccettabile. Il quartiere Madonnina ha subito negli anni una radicale trasformazione e la presenza di una struttura produttiva così impattante come una fonderia di vecchia generazione non è più possibile, come anche riconosciuto nel nuovo strumento urbanistico appena assunto dal Comune di Modena.

Ora è tempo di pensare a come rigenerare l'area con progetti dall'alto valore ecologico ambientale e a come integrarla con il tessuto urbano esistente al fine di rendere quel terreno un'opportunità per il quartiere e la città intera. Chiediamo quindi ulteriori interventi di monitoraggio e controllo sull'attività in corso e la successiva fase di dismissione, con particolare riferimento al rispetto delle ultime ordinanze di Arpa in relazione a inadempimenti dell’azienda. Gli interventi mitigatori messi in campo con le integrazioni all’Aia, la sperimentazione attuata dalla Cooperativa - concludono i referenti comunali e di quartiere del PD - hanno contenuto ma non risolto i disagi avvertiti dagli abitanti prospicienti: pertanto non è più tempo di rinvii. Gli accordi e gli impegni presi vanno rispettati: con l’assunzione del Pug il Comune ha previsto gli strumenti per la valorizzazione, ora l’azienda avvii immediatamente la dismissione”.
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