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Holostem, dopo il salvataggio ancora rischio chiusura

Holostem, dopo il salvataggio ancora rischio chiusura

L'improvviso passo indietro del principale investitore rimette in dubbio il futuro del Centro per la medicina rigenerativa e la cura dei Bimbi Farfalla


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Holostem S.r.l., la spin-off universitaria con sede a Modena celebre in tutto il mondo per le sue terapie avanzate a base di cellule staminali, si trova nuovamente sull'orlo del baratro. A far precipitare la situazione è stato l'improvviso e inatteso passo indietro dell'investitore privato che avrebbe dovuto garantire il rilancio industriale della società.

Nata nel 2008 all'interno del Centro di Medicina Rigenerativa 'Stefano Ferrari' dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore), Holostem rappresenta un faro per la comunità scientifica internazionale. L'azienda ha legato il suo nome a traguardi storici:
Holoclar®: il primo prodotto al mondo a base di staminali approvato nel mercato occidentale, capace di restituire la vista a pazienti con cornee devastate da ustioni chimiche.

Lo sviluppo di terapie geniche salvavita per l'Epidermolisi Bollosa, una rara e invalidante malattia della pelle che porta i bambini che ne sono vittime come Bambini Farfalla potrebbe registrare una battuta di arresto. Non la prima. Già nel 2023 la società era stata salvata in extremis dalla liquidazione grazie al cruciale intervento pubblico della Fondazione ENEA Tech e Biomedical.

Per garantire un futuro solido e commerciale all'infrastruttura GMP (Good Manufacturing Practice) di Modena, nei mesi scorsi era stato finalizzato l'accordo con un partner privato.
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Tuttavia, il mancato perfezionamento dell'ingresso del nuovo investitore nella compagine societaria ha bloccato i flussi finanziari attesi. Il risultato è drammatico: le casse sono vuote e le risorse correnti non bastano a coprire l'operatività oltre la fine di questo mese.

Sindacati in rivolta e mobilitazione immediata
La reazione dei lavoratori e delle sigle sindacali è stata immediata. La Filctem Cgil e le Rappresentanze Sindacali Unitarie (Rsu) hanno proclamato lo stato di agitazione permanente, deliberando un pacchetto iniziale di 16 ore di sciopero.
Non si tratta solo di difendere i posti di lavoro di ricercatori e tecnici specializzati, spiegano i sindacati, ma di proteggere un patrimonio scientifico insostituibile e, soprattutto, il diritto alla salute di centinaia di pazienti orfani di altre cure nel mondo.

L'appello alle istituzioni, la richiesta di un tavolo ministeriale
Il tempo stringe. Le parti sociali e le istituzioni locali hanno chiesto l'attivazione urgente di un tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), oltre al coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna. L'obiettivo è duplice: trovare una soluzione-ponte che eviti l'interruzione delle attività di laboratorio e rintracciare nuovi partner industriali in grado di rilevare l'azienda. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il modello Modena della medicina rigenerativa potrà sopravvivere o se un altro pezzo strategico della ricerca italiana verrà definitivamente perduto.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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