Questa mattina, in memoria del Funzionario di Polizia, è stata deposta una corona di alloro alla stele a lui dedicata, nel piazzale antistante la sede della locale Questura dove è presente il monumento a lui dedicato e al grande albero di ulivo. Ed è stato un discorso capace di connettere le generazioni a figure come quella di Palatucci, simboli dell'agire umano al servizio del prossimo e a tutela della vita e a quei principi e valori incarnati nel tricolore che sventola nelle sedi istituzionali e delle scuole, quello pronunciato dal Questore Silvia Burdese. 'La cerimonia in suo onore – ha sottolineato il Questore – vuole essere un esercizio di memoria, non solo custodita, ma agita” e, rivolgendosi poi direttamente ai giovani studenti, li ha invitati “a guardare con fiducia e curiosità alle lapidi e ai tricolori perché ci parlino ogni giorno, ci diano la rotta per guardare avanti e puntare sempre e solo sul bene comune. I tricolori, che sventolano sugli Uffici pubblici e sulle scuole, sono la sintesi di valori fondanti, inossidabili al tempo come alle intemperie, segno che in quei palazzi si costruisce la democrazia”.
Il Questore ha voluto ricordare anche il Vice Questore Francesco Vecchione, che nello stesso periodo, salvò da deportazione sicura molti ebrei modenesi ed al quale, il 26 gennaio scorso, la Città di Modena ha conferito la cittadinanza onoraria postuma.
Palatucci nacque a Montella (AV) il 31 maggio 1909. Avvocato, non esercitò la professione forense per intraprendere la carriera nell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza e fu assegnato a Genova come Vice Commissario. Dal 15 novembre 1937 fu responsabile dell’Ufficio Stranieri della Questura di Fiume, adoperandosi a favore degli ebrei e dei perseguitati politici e razziali e nominato successivamente Questore reggente. In 7 anni, salvò da sicura deportazione e morte molti ebrei stranieri e italiani.
Il 13 settembre 1944 fu arrestato e ristretto nel carcere Coroneo di Trieste e sottoposto a tortura presso la risiera di San Sabba.
La Presidente della Comunità ebraica di Modena Tiziana Ferrari, Presidente della Comunità Ebraica di Modena, ha ricordato, rivolgendosi ai giovani, l'esempio straordinario di tanti 'giusti', meno noti, che con la loro azione, come quella di un mugnaio dell'appennino che, rischiando la vita, nascose per tutto il periodo della guerra, una famiglia ebrea, proteggendola dai vari rastellamenti.
Gli studenti del Liceo Musicale hanno interpretato a cappella un brano della tradizione ebraica dal titolo “Rad Halaila”.
Ha preso quindi la parola il referente Provinciale dell’Associazione “Giovanni Palatucci”, Sost. Comm. Davide Rioli, che ha tracciato un breve profilo storico di Palatucci.
La cerimonia si è conclusa con la toccante lettura, da parte di una studentessa della scuola “Ferraris”, della poesia “Shemà”, scritta da Primo Levi in epigrafe al romanzo “Se questo è un uomo”.
Tutti gli studenti, al termine della commemorazione, hanno fatto visita alla Questura, scoprendo così de visu il funzionamento della Sala Operativa, cuore della Questura, dove arrivano le segnalazioni dei cittadini e dove viene coordinata l’attività delle Volanti sul territorio.
Dopo un breve passaggio alla mostra della Polizia


