'Si confrontano due piani terapeutici. Il primo è quello consigliato e approvato dal professor Remuzzi: i capisaldi sono antinfiammatori dai primi sintomi della malattia, poi a diagnosi confermata una scelta meditata fra antibiotici, cortisonici, calcieparina e tachipirina sconsigliata considerata dannosa. In base a tale approccio è fondamentale visitare il paziente a domicilio ogniqualvolta insorgessero nuovi sintomi, con una mascherina la possibilità di contagio per il medico infatti è pari a zero - afferma Giovanardi - Il secondo piano terapeutico è quello consigliato o imposto ai medici dipendenti (ospedalieri) o convenzionati (medici di famiglia) del Servizio sanitario nazionale. Parliamo dell'approccio che si basa su tachipirina e vigile attesa, nessun contatto fisico col paziente; in caso di riferito pesante peggioramento chiamare le Usca (unità speciali di continuità assistenziale)'.
'E’ sufficiente il normale buon senso per capire il vantaggio della prima opzione senza attendere ciò che il professor Remuzzi ha documentato ovvero con la sua strategia terapeutica un calo del 90% delle ospedalizzazioni e della mortalità. È vero che non esiste ancora un farmaco che uccide il virus ma ci sono decine di farmaci che usati al momento giusto prevengono o curano le complicanze - continua Daniele Giovanardi -. Basta pensare a pazienti anziani diabetici, ipertesi, affetti da malattie cardio cerebro vascolari o neoplasie, malattie autoimmuni o degenerative... abbandonati a loro stessi. A tutt’oggi la grande maggioranza dei medici italiani obbediscono alle linee guida del governo e delle Asl ottenendo plauso e sostegno. Una minoranza non obbedisce rischiando provvedimenti disciplinari dall’Azienda o dall’Ordine. Questa è la fotografia della realtà. C’è chi si impegna a modificarla e chi si impegna a confermarla. Io vorrei modificarla'.


