La passeggiata non la prima e non certo l'ultima organizzata dal comitato civico per la sicurezza Modena Merita di più, era partita un’ora e mezza prima da piazza Cittadella, attraversando circa quattro chilometri di aree considerate “rosse” per spaccio, degrado e microcriminalità.
'Abbiamo fatto un percorso nelle zone più calde di Modena, anche se ormai tutta la città è problematica - spiega Lauro, uno dei componenti più attivi del gruppo -. La gente però ha risposto bene: con questo caldo non era scontato uscire, prendersi il cuore in mano e andare oltre l’ostacolo. Ma ne abbiamo bisogno'.
Dalla zona stadio il serpentone di cittadini raggiunge la stazione dei treni, poi via Crispi e piazzale Natale Bruni. L’ingresso ai giardini avviene poco dopo le 21, quando i cancelli vengono chiusi alle spalle dei partecipanti: anche d’estate non si entra più dal viale e da Corso Vittorio, ma solo da corso Canal Grande.
La diretta video documenta ogni passaggio. Nella zona dell’ex Manifattura Tabacchi si assiste al fuggi fuggi delle vedette dello spaccio, che comunicano tra loro e si allontanano in bicicletta al passaggio del grande gruppo di cittadini. Da via Ganaceto si arriva alla Pomposa, dove molti curiosi e alcuni turisti chiedono informazioni, ringraziano, qualcuno si unisce per un tratto.
Al Novi Sad la scena cambia: sul lato di via Berengario famiglie asiatiche e nordafricane cenano all’aperto, bambini giocano a calcio, si crea un piccolo spazio di socialità. Ma il resto del parco resta segnato dalla presenza di gruppi noti per attività illegali, ma in questo caso di fronte all'anomalo e corposo gruppo di cittadini nessuno si spinge a fare ciò che solitamente viene fatto. Chiedere l'acquisto di roba. Durante il percorso, spacciatori e vedette si dileguano. 'È un effetto momentaneo, certo, ma è un segnale - osserva Meschieri -. Quando giri con tante persone, un certo tipo di degrado sparisce. La droga non è solo chi la vende: c’è un sistema dietro, con vedette e comandi.
Il gruppo si sposta verso la tribuna, dove 'alloggiano' e bivaccano una decina di stranieri, sparsi. È qui che avviene l’incontro con il giovane africano. Meschieri lo ascolta e poi riflette davanti ai partecipanti: 'È uno dei momenti più importanti del giro. Questa persona non è seguita da nessuno. Va a Porta Aperta ma non può dormire lì. Una volta fuori dai centro è allo sbando, non è seguita da nessuno. Simbolo di un sistema che dovrebbe integrare ma non integra nulla e non funziona'.
Dal gruppo scatta il ringraziamento anche alle forze dell’ordine: 'Sono sempre con noi, presidiano, ma hanno le armi spuntate. Arrestano persone che il giorno dopo ritrovano in strada. È frustrante'.
Gli organizzatori pensano già ai prossimi mesi: più camminate, magari contemporanee in diversi quartieri. 'Il problema è sentito. Da cittadini abbiamo bisogno di una risposta. Avere così tante persone è un bene: manda un messaggio chiaro alle istituzioni e, con unta polemica, anche ad un assessore alla sicurezza 'che nessuno vede e sente mai, anche dopo il 16 maggio'.
'Questa è la strada giusta' - chiude Lauro. 'Dobbiamo lavorare sulla gente, perché è la gente che ci dà la forza di farci sentire.
Gi.Ga.

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