Aggiungiamo a questo desolante quadro non solo i richiami alla rivolta sociale, ma anche la politica che giustifica le fughe dai posti di blocco, le reazioni ai controlli di polizia e le manifestazioni di piazza violente, così chiunque può provare ad immaginare lo stato d’animo di chi ogni giorno deve garantire la sicurezza, soprattutto su strada. Uno stato d’animo che, anche a Modena ovviamente, sta prendendo piede tra diversi operatori: timore di intervenire non per la reazione di chi delinque, ma per chi parteggia per i violenti e che invece di sostenere moralmente i tutori dell’ordine, li attacca sui social, li offende e li dileggia, pubblicando video fuorvianti, magari accuratamente tagliati e commentati per farli apparire violenti e cattivi. Sempre più spesso, registriamo timori tra i nostri colleghi per questa situazione che può tranquillamente sfociare in avviso di garanzia, il che significa in migliaia e migliaia di spese legali e spesso in un blocco per anni e anni della carriera, anche se non è stato commesso nessun reato.
Tutto questo mentre la parte sana dell’opinione pubblica chiede più controlli, più arresti e più denunce, ignari di questa angosciosa situazione che colpisce sempre più operatori delle forze dell’ordine anche in questa provincia, ma anche del fatto che le recenti riforme giudiziarie hanno sostanzialmente complicato il nostro lavoro. Molto è già stato detto di quanto abbia reso farraginosa e lenta l’attività di polizia giudiziaria la legge Cartabia, poco si sa ancora del recente correttivo Nordio: pensate, ad esempio, che in molti casi, prima che venga emessa la misura cautelare nei confronti del presunto autore di un reato, si procede al suo interrogatorio. In sostanza, prima ti interrogo – così magari sparisci nel nulla – e poi viene emesso il mandato di cattura: a chi giova tutto ciò?
Roberto Butelli - Segretario provinciale Siulp


