'Nonostante sia passato più di un mese dai fatti, è molto faticoso parlarne, perchè parlandone risento le immagini, i rumori e il silenzio successivo. Passeggiavo con mia moglie all'altezza di via Rua Pioppa quando abbiamo sentito alle nostre spalle il rumore dell'auto e abbiamo visto le persone investite e lo scontro finale contro la vetrina. Nell'immediato pensavo fossero tutti morti, erano tutti in silenzio a terra, tutti annichiliti. A quel punto ho visto il conducente uscire dall'auto e tentare la fuga verso la mia direzione. Me lo sono trovato davanti, perdeva sangue dalla parte destra della testa e quando è stato vicino ho cercato di fermarlo e di bloccarlo. Lui è riuscito a svincolarsi, poi si è fermato, ha alzato il braccio e con un coltello in mano ha fatto partire un fendente. Ho sentito un colpo sul mio braccio sinistro e la giacca blu che indossavo era macchiata di sangue sulla manica e sulla parte sinistra'.
E' questa la testimonianza inedita lasciata questa mattina da Luigi Chiarello, testimone della strage di Modena del 16 maggio scorso.
Parole pronunciate alla Palazzina Pucci nell'ambito dell'incontro promosso dal gruppo consigliare Modena in Ascolto, moderato dal giornalista de La Pressa, Gianni Galeotti, che ha visto la presenza di Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, Francesco Bergoglio Errico, direttore del Monitoring Jihadism Project, e di un secondo testimone della strage, Emanuele Bertacchini.'Pensando di essere stato ferito, mi sono fermato mentre El Koudri continuava la corsa su via Pioppa - ha aggiunto Chiarello -. Io intanto ho tentato di togliermi le giacca per capire se ero stato ferito, mia moglie mi ha aiutato a levarla e la camicia sotto era pulita, così come la maglietta. Non capendo da dove proveniva quel sangue ho osservato di nuovo la giacca e ho notato un taglio in corrispondenza del bicipite interno sinistro e ho capito che il sangue non era mio, ma di El Koudri. Il 19 maggio ho presentato denuncia in questura, portando con me la giacca che indossavo e la Scientifica ha verificato come il sangue fosse dell'attentatore. Il ricordo è ancora vivo, ho passato settimane insonni e da allora ho dovuto due attacchi ipertensivi. E' importante tenere vivo il pensiero di ciò che è accaduto, perchè si è trattato un evento di una gravità inaudita'.

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