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Modena, i giocatori: 'Noi abbiamo le palle, ecco com'? finita'

Modena, i giocatori: 'Noi abbiamo le palle, ecco com'? finita'

La squadra, rappresentata da Cesare Ambrosini ha ripercorso gli ultimi mesi in gialloblù dove tutto è andato a rotoli


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I giocatori gialloblù parlano e si sfogano quando ormai è davvero tutto finito. E lo fanno attraverso la voce di  Cesare Ambrosini, nel corso di conferenza stampa nello studio dell'Avvocato Pagliani che ha affiancato i giocatori nelle ultime concitate fasi della vertenza.
Con modi e toni che sembrano più funzionali ad una eleborazione di un lutto o di un tradimento. In quest'ultimo caso quello che i giocatori attribuiscono all'ormai  ex tecnico Capuano. A riportare integralmente le parole pronunciate in conferenza stampa, per non incorrere in dubbi o cattive interpretazioni, è il sito TMW: 'La squadra, in queste settimane, si rende conto di essere stata tradita anche dallo staff tecnico capitanato ovviamente dall'allenatore. Ogni giorno il neo-presidente si presenta al campo e, spiazzato da una coesione che difficilmente si verifica nel mondo dello sport quando si ingolosisce qualcuno con qualche finta promessa, inizia a tentare di minare l'integrità di questo gruppo. Partendo dal presupposto che non conosce neanche i nostri nomi, iniziamo a pensare che anche lo staff millantava di essere con noi senza esserlo per davvero.

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Assistiamo inermi ma attenti al tentativo da parte di mister e presidente di coinvolgerci in un progetto in realtà inesistente.
Dubbi confermati quando Taddeo decide, in teoria di sua volontà, di mandare lettere di diffida ad alcuni suoi giocatori, creando una sorta di black-list specifica perché aveva colto nei portavoce della squadra dei leader da colpire. Mi spiace cari miei presidente e allenatore ma questa squadra ha le palle e non lascerà che si condanni chi ha parlato per conto di tutti. Chi ci conosceva meglio ci aveva traditi. Una delusione enorme per chi ritenevamo, forse più di tutti, una persona seria e, a dir suo, dai principi inossidabili. Neanche davanti alla nostra espressa richiesta di dimettersi lasciò il suo posto. Evidentemente gli interessi erano altri e ovviamente avrebbe preferito mettersi la dignità sotto i piedi piuttosto che rassegnare le dimissioni. La favola che non avrebbe potuto più allenare per due anni è ormai storia e neanche a farlo apposta, il capitano che avrebbe dovuto abbandonare per ultimo la nave, ha già trovato squadra. In effetti, un contratto così, chi l'avrebbe abbandonato, era uno dei tesserati con lo stipendio più alto'

Un intervento, quello di Ambrosini a nome della squadra, che poi ripercorre le fasi salienti del declino societario, che si è riflesso con le conseguenze peggiori, su quello della squadra.
Dall'estate quando si proseguì l'attività nonostante le voci di crisi economica ma rassicurati dall'arrivo di nuovi giocatori, fino al duello Taddeo-Salerno per la proprietà del Modena in subentro a Caliendo e fino ad arrivare alla Presidenza Taddeo. E qui la vicenda assume i contorni del grottesco o del lato più amaro della commedia italiana: 'Si presenta a noi un personaggio che millanta di essere titolare di aziende di caratura mondiale. Tutti scettici, ma all'unisono, chiediamo a gran voce semplici garanzie di poter continuare a svolgere il nostro lavoro in maniera semplice e professionale, cosa che abbiamo sempre cercato di fare anche di fronte a un'inadempienza ormai trimestrale. Abbiamo chiesto il pagamento degli stipendi e di ottenere la riapertura dello stadio da parte del Comune. Non ci sembravano richieste irrealizzabili visto che ci si accingeva a un cambio societario. Da lì inizia una farsa lunga un mese, con riunioni deliranti, passando dalle minacce al pietismo per problemi familiari che non avevano nulla a che vedere con la nostra situazione. Abbiamo ascoltato avvocati da tutta Italia che il giorno dopo sparivano e venivano continuamente sostituiti. In un luogo sacro come lo spogliatoio entrava chiunque, dagli avvocati, dagli amici agli sponsor.
Tutti per convincerci ad accettare di sottostare a fantomatici progetti senza che fossero nemmeno elaborati in un pezzo di carta'.

E di tragicommedia parlano gli stessi giocatori:  'L'ultimo sciagurato tentativo di Taddeo è a dir poco tragicomico. Ci comunica che sarebbe venuto al campo con il commissario nominato dal Tribunale. Iniziamo a pensare che abbiamo sbagliato tutto e che, forse, un briciolo di speranze c'è ancora. E, invece, becera ed ennesima figuraccia del nostro Taddeo che dando la parola al commissario scopre che quest'ultimo avvalora la nostra tesi, spiegando che il Tribunale avrebbe sicuramente esaminato un'istanza per chiedere l'autorizzazione a pagare gli stipendi di luglio e agosto. Lo spogliatoio esplode in una risata melodrammatica, ridendo per non piangere. Taddeo se ne viene fuori dicendo 'Peccato, pensavo che il commissario mi desse una mano e invece mi ha affossato' salvo poi uscire dal centro sportivo dichiarando ai giornalisti 'Io ho portato il commissario ai ragazzi, più di così non so che fare'. Robe davvero di un altro mondo'

La meteora Gigliotti, comparsa da attore non protagonista in un film muto, la releghiamo alla storia. Rimane il saluto orgoglioso dei tifosi alla città ed ai tifosi che hanno condiviso l'attaccamento alla maglia e in onore della quale si è rinunciato allo stipendio e alle lusinghe di un calcio malato fatto di millantatori e dilettanti. 

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