Fatti che Condito ha raccontato per filo e per segno agli agenti della squadra Mobile di Reggio Emilia, quando l'hanno interrogata il 19 settembre del 2017.
Oggi, a due anni di distanza, la testimone (anche se un pò indebolita dagli psicofarmaci che ha precisato di assumere) ha risposto lucidamente alle prime domande del pubblico ministero, per poi cadere in diverse contraddizioni e trincerarsi alla fine dietro un sfilza di 'non ricordo'. E' successo appena dopo che l'avvocato di Grande Aracri Filippo Giunchedi ha informato la Corte, e in diretta anche la testimone, che a suo carico è pendente una querela del suo assistito per le dichiarazioni fatte alla Polizia nel 2017 (il Pm che se ne occupa ha chiesto l'archiviazione ma Grande Aracri ha fatto ricorso). Il cambio di atteggiamento della teste è stato così repentino da indurre il giudice Dario De Luca a chiederne il motivo, e Condito risponde: 'Ho paura di poter essere avvicinata da qualcuno per le cose che ho potuto ricordare, che qualcuno ce l'abbia con me perchè ho raccontato quelle cose e che mi possa fare del male'. La donna ha poi rifiutato di continuare a rispondere alle domande dell'accusa, mentre lo ha fatto a quelle degli avvocati difensori a cui, alla fine, ha ammesso di aver visto le finte divise da Carabinieri e le armi utilizzate per l'omicidio Ruggiero (mentre al Pm ha riferito solo di 'abiti colorati').
Dal punto di vista processuale l'annuncio della querela ha sparigliato le carte perchè la testimone, diventata in gergo non più 'pura', puo' cosi' avvalersi della facoltà di non rispondere e anche 'riavvolgere il nastro' rispetto alle dichiarazioni rese.



