Agghiacciante: non c’è altro commento possibile nel guardare le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza installate a casa della mamma Stefania, che hanno immortalato il modo “barbaro” con cui, con una scusa, i Servizi sociali le hanno sottratto la figlia di due anni mentre dormiva nella sua culla. Un blitz mascherato da intervento animalista (di cui ha dato conto anche la trasmissione Chi l'ha visto?), che ha distratto i genitori quel tanto che è bastato a una mezza dozzina di persone, comprese le assistenti sociali, per entrare in casa di nascosto, salire in camera della bimba e, portandola in braccio a penzoloni come un sacco, caricarla in un’auto per portarla chissà dove. Se non ci fossero state quelle telecamere, questa donna sarebbe una delle tante madri costretta a difendersi dagli immotivati allontanamenti commessi dai Servizi sociali del Polo Est di Reggio Emilia.
«Ma le relazioni inviate al Tribunale sono risultate talmente immotivate, che all’udienza di oggi il Tribunale dei minorenni di Bologna ha preso le distanze dai Servizi sociali» rivela l’avvocato Francesco Miraglia, che con il collega Giulio Amendola segue la vicenda. «Ha stabilito immediatamente un’udienza fissata per il 20 agosto prossimo, nominando un perito che, tramite Ctu, valuterà il caso e avrà facoltà di decidere, nell’immediatezza, anche dell’eventuale rientro della bimba in casa.
Ha ordinato, poi, ai Servizi sociali di organizzare immediatamente gli incontri tra madre e figlia». Il blitz è avvento il 3 aprile scorso: ebbene, questi genitori da cento giorni non sanno dove sia finita la loro piccina.Assurdi i motivi che hanno portato alla decisione di sottrarle la figlia. I Servizi sociali hanno addotto come motivazione la sua positività agli oppiacei al momento del parto, che sarebbe stata riscontrata anche nella bambina. «Invece, come dimostrano le cartelle cliniche» prosegue l’avvocato Miraglia «madre e figlia erano sanissime. C’è di più: nella cartella abbiamo trovato una mail dei Servizi sociali del Polo Est che chiedeva all’ospedale di avvertirli immediatamente nel momento in cui fosse giunta la signora Stefania a partorire, in quanto “tossicodipendente”». Tutto pare pianificato a tavolino da tempo. Sono trascorsi però due anni nei quali la piccola ha potuto vivere tranquillamente con la mamma nella sua casa a tre piani, dignitosa: niente a che vedere con lo “scantinato” in cui i Servizi sociali hanno fatto credere al Tribunale dei minorenni che la piccina vivesse. E infatti, al momento del blitz, sono saliti al primo piano per prendere la bimba.



