E' quanto segnalato e chiesto alla nostra redazione da una operatrice sanitaria che ha fatto notare il post pubblicato sul profilo Facebook di un volontario dell'Avap di un Comune modenese che comunica con tante icone di approvazione e soddisfazione la vaccinazione somministrata alle sue due figlie. Con tanto di foto sua e delle stesse figlie all'atto dell'iniezione. Al di là della pubblicazione, anche se da parte di un genitore, dell'immagine dei propri figli in un contesto sanitario, e quindi particolarmente sensibile anche in termini di privacy, il gesto ostentato del volontario Avap ha sollevato non pochi dubbi ed interrogativi, su diversi fronti.
A quale titolo e su quali presupposti quelle due ragazze, soprattutto se minori, sono state sottoposte al vaccino, in una fase in cui le categorie con il diritto di farlo sono ben altre? Il diritto di un volontario in ambito sanitario può essere esteso anche ai famigliari a meno che non siano loro stessi volontari? E' giusto che chi, pur facendo parte di categorie potenzialmente a rischio non solo di contrarre ma di contagiare altri soggetti a rischio, debba aspettare, giustamente, il proprio turno, mentre altri non appartenenti a categorie a rischio, no? Il caso in questione è un caso isolato e postato sui social o vi sono altri episodi simili? Per ora ci limitiamo a riportare i dubbi che ci sono stati posti, in attesa di risposte dagli organi competenti e da chi ha la responsabilità non solo dell'organizzazione ma anche del controllo della corretta esecuzione, rispetto alle linee guida nazionali e regionali, del piano vaccinale. Nel rispetto di chi, in qualunque fase, ha il diritto di farlo e di chi no.


