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Finale Emilia: 40 anni fa la rotta del Panaro e l'alluvione

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A Cà Bianca l'argine si ruppe. Il territorio fu invaso da 35 milioni di metri cubi di acqua su 2500 ettari di campagna. Il sindaco la ricorda


Finale Emilia: 40 anni fa la rotta del Panaro e l'alluvione
Era un mercoledì, quel 10 novembre di 40 anni fa, quando, alle prime ore del giorno, il Panaro ruppe l’argine a Malpasso di Ca’ Bianca.  
Furono trentacinque milioni di metri cubi d’acqua che si riversarono su 2500 ettari di campagna, allagando il polo industriale, sommergendo la frazione di Canaletto e i quartieri periferici del capoluogo. 

I dati raccontano di 10 famiglie evacuate e accolte nelle scuole elementari di Finale, dove trovarono alloggio anche i 150 militari convogliati nel nostro territorio, mentre molte persone trovarono conforto, rifugiandosi presso amici, parenti e familiari. 

La Protezione Civile nazionale era stata istituita da pochi mesi e qui si sperimentarono probabilmente le prime attività di soccorso e tutela della popolazione. Il centro operativo che guidava le attività di Vigili del Fuoco, Esercito e Forestale venne allestito nel piazzale dell’ex concessionaria Fiat di via per Modena, allora gestita dai fratelli Bicocchi, i cui spazi permettevano agli elicotteri di atterrare e ripartire per svolgere i sopralluoghi per la valutazione dei danni e la ricerca di persone rimaste isolate. 

“Ricordo benissimo quei momenti – racconta il sindaco Claudio Poletti, all’epoca ventottenne – come ricordo gli stivaloni indossati per giorni, cercando di dare una mano a chi aveva bisogno. Fu un momento drammatico, ma fu probabilmente la prima occasione in cui la forza d’animo dei finalesi e, soprattutto, la capacità aggregativa del volontariato finalese ebbero modo di emergere in modo evidente. Tanta gente diede personalmente o attraverso le tante associazioni già attive nel nostro comune, la propria disponibilità a svolgere le attività necessarie: monitorare gli argini, riempire migliaia di sacchi di sabbia, spalare a colpi di vanga il fango per pulire case, garage e tutto ciò che era finito sott’acqua. Anche il mondo imprenditoriale, seppur gravemente colpito, si mise immediatamente a disposizione delle istituzioni per accelerare gli interventi di messa in sicurezza del territorio”.  

Come è avvenuto trent’anni dopo per il terremoto, con le scosse del 29 maggio che seguirono quelle del 20, anche in quell’occasione la città dovette subire un doppio evento calamitoso: domenica 14 novembre, infatti, un’altra grande quantità d’acqua fuoriuscì dal letto del fiume e sommerse nuovamente Canaletto, arrivando fino agli Obici e dando l’illusione di un enorme lago.  

Il fango e la poltiglia acquosa arrivarono fino a via di Sotto, allagando il campo sportivo e il quartiere Ovest. 
“Gli interventi che vennero fatti da quel momento in poi sulla rete fluviale del nostro territorio – conclude il sindaco Poletti – hanno sicuramente migliorato la situazione e aumentato la nostra sicurezza, anche se diversi eventi capitati negli ultimi anni impongono di non abbassare la guardia e di tenere l’attenzione molto alta rispetto a queste problematiche, soprattutto in conseguenza del cambiamento climatico con cui dobbiamo purtroppo fare i conti”. 

Foto da Comune Finale Emilia


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