Al momento siamo fermi a una nota odierna dei sindaci dei Comuni soci (qui) che promettono il varo di un prossimo e imminente Patto di sindacato. Eppure i mal di pancia sono tanti e le preoccupazioni da parte degli amministratori sono ancora di più, in attesa di pronunciamenti e atti formali.
La nota dei sindaci di oggi invita ad attendere la 'naturale scadenza dell’attuale Consiglio di Amministrazione, assicurando così la piena agibilità nella nomina di un nuovo Cda, che sia espressione del Patto stesso', evoca la 'costruzione di un tavolo di lavoro a trazione pubblica' e la necessità di 'tenere conto del recente parere della Corte dei Conti, delle condizioni economiche del gruppo e del contesto in cui opera, perseguendo il massimo interesse pubblico'.
Bellissime parole, ma come si traduce tutto questo?
Un dato è lampante: se i sindaci dei Comuni soci si adeguassero al profilo di legalità indicato dalla Corte di Conti, l'unico modo per riprendere il controllo del servizio idrico sarebbe quello di varare un Patto di sindacato con conseguente rinnovo completo del Cda di Aimag, oggi guidato da Paolo Ruggiero e anche del direttore generale Gianluca Valentini, al di là della scadenza naturale del mandato. Sarebbe infatti difficile proseguire il cammino societario di Aimag con gli stessi manager che fin qui hanno sostenuto la utilità e la regolarità - smentita dalla Corte dei Conti - del matrimonio con Hera.
Del resto la Corte dei Conti stessa afferma in quella deliberazione (tra pagina 31 e pagina 33) che il Patto di sindacato è scaduto nel 2023, non è più stato rinnovato, e i Comuni soci hanno 'non la facoltà ma l'obbligo di regolare misure e strumenti coordinati di controllo ponendo per iscritto misure e strumenti coordinati di controllo, quali la stipula di appositi patti parasociali e la modifica di clausole statutarie'.
E' chiaro che la necessità di avviare una discussione trasparente tra gli amministratori dei Comuni soci, i loro Consigli comunali e i cittadini - che sono i legittimi proprietari del servizio idrico - fino ad oggi è stata sostanzialmente disattesa e il comunicato odierno dice troppo poco rispetto a quanto indicato dalla Corte.
Il tempo stringe e le parole della Corte dei Conti pesano come macigni: con l'operazione che i Comuni soci avrebbero voluto fare con Hera, infatti, per i giudici i soci pubblici avrebbero rinunciato 'a quei poteri gestionali e di controllo tali da assicurare il perseguimento del fine pubblico di cura degli interessi delle comunità amministrate, per favorire il contrapposto fine di lucro del socio privato, in un contesto di illegittimità'.
Ecco che davanti a frasi tanto chiare una svolta pare impossibile da evitare. Al di là delle 'scadenze naturali'.
Giuseppe Leonelli
Nella foto Valentini e Ruggiero

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