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Polo universitario carpigiano, flop totale: cifre da brivido, appena 14 iscritti

Polo universitario carpigiano, flop totale: cifre da brivido, appena 14 iscritti

La storia fallimentare di una cementificazione pubblica che rende digeribile la cementificazione privata


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Il Polo universitario carpigiano è un flop? È costato 20 milioni di euro, fra costi iniziali e i 500mila euro l’anno che eroga la Fondazione Cassa Carpi. Ospita il Sustainable Industrial Engineering, corso magistrale tutto in inglese, dalle altissime aspettative: previsti 350 studenti da tutto il mondo. Iscritti reali: 23 il primo anno, 19 il secondo, 14 il terzo. Per tamponare si inserisce il liceo Steam di Confindustria: 6'000 euro di retta per quattro anni. Ma anche qui i numeri sono modesti: 22 posti disponibili ma solo la metà occupati. Non servono giudizi, i dati bastano da soli.
 

A distanza di anni ci si potrebbe chiedere il perché del progetto. Che ha avuto come promotori politici e istituzionali l'allora presidente della Fondazione Corrado Faglioni, il sindaco Alberto Bellelli e Riccardo Righi, assessore all’urbanistica. Operazione raccontata come svolta storica, investimento sul futuro, occasione irripetibile. Che però non funziona, come tutti gli osservatori indipendenti avevano preconizzato. Allora perché farla? E perché insistere?
 

Per capirlo bisogna tornare indietro di quindici anni. Nel 2010 l’area a est della ferrovia è ancora vergine, ma già edificabile dal Prg 2000. Sarebbe stata la distruzione dell’ultimo “cannocchiale verde” sulla città. Per evitarlo, nasce l’associazione Parco Lama, presieduta da Maurizio Marinelli.
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L’obiettivo è chiaro e dichiarato: bloccare la cementificazione e realizzare un grande parco urbano senza immobili. Non una compensazione verde, non un parco fra le case: un parco e basta. Il tema diventa politico, va più volte in Consiglio comunale. E nel 2013 - assessore Simone Tosi - si ottiene un risultato concreto: il congelamento delle edificazioni su via Corbolani con l’ipotesi di spostare le quote edificatorie altrove.
Poi qualcosa cambia. Cambia la proprietà dei terreni. Entra un nuovo soggetto che crea presto legami con il mondo culturale, mediatico e politico cittadino - e con i vertici della stessa associazione. Cambia il clima politico, con una nuova amministrazione PD infarcita di consiglieri e assessori inesperti. E cambia il ruolo del parco: che da alternativa allo sviluppo diventa strumento dello sviluppo.
 

L’università è il grimaldello. Con un’università nessuno protesta, nessuno scende in piazza, nessuno parla più di consumo di suolo. Cultura, sostenibilità, internazionalizzazione superano qualsiasi variante urbanistica. È cementificazione pubblica che rende digeribile la cementificazione privata. Un nuovo sottopasso della stazione, tettoie come vanno adesso, il parco con montagnole e sentieri disegnati come gli archistar.
E dietro le montagnole centinaia di appartamenti. Con un parco come giardino e rendering autunnali da New York.
Ottimi come investimento, avrebbero detto: capaci di intercettare le famiglie ma anche studenti e docenti, come nelle migliori città universitarie. Peccato solo che gli studenti non ci siano.
Magath
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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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