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Pd Modena, lite totale per una sedia a Roma: la rabbia di Muzzarelli dice tutto

Pd Modena, lite totale per una sedia a Roma: la rabbia di Muzzarelli dice tutto

Muzzarelli mostra il Re nudo, ma non si accorge che, nello svestirlo, sveste anche se stesso, così come le ambizioni di Vaccari e le certezze di Bonaccini


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Il primo ad aprire le danze era stato nei giorni scorsi il parlamentare uscente Stefano Vaccari annunciando con largo anticipo la propria ricandidatura, ma in realtà il deputato Pd non ha fatto altre che spostare la cenere che copriva braci incandescenti. A Modena in casa Pd è partito da tempo lo scontro in vista delle elezioni politiche che si terranno nel 2027, ma forse anche già il prossimo anno. Del resto la melina sul futuro segretario provinciale Dem modenese, lungi dal riguardare aspetti legati a temi concreti e al famoso bene collettivo, cela solo ed esclusivamente questa lotta intestina per una sedia in Parlamento.
A mostrare il Re nudo è stato Giancarlo Muzzarelli che ieri, con una dichiarazione rabbiosa, ha attaccato i vertici del suo partito. 'Anziché preoccuparsi di fare politica si ricorre a dietrologie dannose e non trasparenti. Non è colpa dei giornalisti, purtroppo, ma di un metodo di lotta politica incentrato sugli organigrammi invece che sulle idee ed è un danno per il Pd. Non accetto che si utilizzi il mio nome ad arte per coprire scelte, azioni, candidature di altri: non usate il mio nome per i vostri giochi' - ha detto l'ex sindaco chiamandosi fuori dalla giostra delle (auto)candidature.
Parole mai così chiare e che parlano più e meglio di qualsiasi commento politico.
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Muzzarelli mostra il Re nudo, ma non si accorge che, nello svestirlo, sveste anche se stesso. La politica Pd a Modena è esattamente questo: organigrammi e tentativi di affossare il proprio compagno di partito per ottenere qualcosa in più per se stessi. Probabilmente il discorso si potrebbe estendere anche agli altri partiti (basti pensare a Fdi con il tentativo del leader Michele Barcaiuolo di sostituire in parlamento la collega Daniela Dondi in favore della moglie Annalisa Arletti) e alle altre città, ma l'anomalia modenese aggrava ancor più il modello. Nella Modena che non cambia mai, governata da 80 anni dalla stessa parte politica, i dirigenti Pd sono ormai completamente disinteressati dalla responsabilità di guidare e sostenere il governo del territorio, presi come sono dalle proprie scalate e dalle proprie ambizioni.
Così Vaccari si candida in anticipo sapendo di essere al capolinea e provando a giocare il tutto per tutto, Muzzarelli si chiama fuori con un 'not in my name' che meriterebbe ben altre battaglie e Stefano Bonaccini sta in silenzio dopo aver già contrattato con il segretario Elly Schelin - in cambio della soppressione della sua
corrente all'interno della maggioranza - una poltrona romana dopo l'esilio dorato a Bruxelles.
Un atteggiamento del tutto autoreferenziale che l'arrivo di un sindaco come Massimo Mezzetti, estraneo a questi meccanismi (non solo perchè non iscritto al Pd, ma anche perchè lontano per cultura ed esperienze dalle palude modenesi), ha fatto emergere con ancor più evidenza e per questo - nonostante la sua certa fede di sinistra - è diventato il nemico numero uno del gruppo Dem di Modena guidato dall'asse cattolico Diego Lenzini-Fabio Poggi.
Ecco, il Pd sotto la Ghirlandina, per dirla con Pierluigi Bersani, è quest'acqua qua.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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