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Rifiuti, quei cassonetti 'smart' perennemente rotti: specchio di un sistema che prende in giro i cittadini

Rifiuti, quei cassonetti 'smart' perennemente rotti: specchio di un sistema che prende in giro i cittadini

E comunque la realtà modenese legata alla gestione della immondizia non può non partire da un serio ragionamento sull'inceneritore Hera


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Bisogna essere onesti: il sindaco di Modena Mezzetti ci ha provato. Ha provato a rivoluzionare il sistema di raccolta dei rifiuti porta a porta voluto da Muzzarelli che tante proteste ha causato in città. Il problema è che la soluzione trovata dopo pochi mesi appare peggiore del problema che doveva affrontare. Sacchi in strada ovunque, sporcizia ovunque e - incredibilmente - nuovi cassonetti già con le aperture rotte.
La colpa, onestamente, non è tutta del sindaco. La colpa è di una ipocrisia di fondo che non considera la realtà delle cose.
Riassumendo sono tre gli elementi che sono (volutamente) dimenticati da anni a Modena in tema di servizi ambientali.
Innanzitutto la realtà modenese legata alla gestione della immondizia non può non partire dall'inceneritore. Se non si inizia ogni ragionamento dal mega impianto di via Cavazza che brucia ogni anno 240mila tonnellate di rifiuti indifferenziati allora ogni discorso decade. Questa 'mucca nella stanza' rende ridicole tutte le strategia legate alla gestione virtuosa della raccolta differenziata e al miglioramento della qualità dell'ambiente dove vivono i modenesi. Ridicole perchè ai modenesi non cambia assolutamente nulla in termini di rifiuti bruciati se differenziano bene o male: quell'impianto - inserito in uno dei territorio più inquinati al mondo - oggi deve incenerire comunque quella quantità di materiale e se da Modena ne arriva meno, lo si importa.
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Con la grottesca introduzione di una indennità di disagio ambientale riconosciuta da Hera al Comune, ma ricaricata in bolletta (qui). Con buona pace della qualità dell'aria, delle polveri sottili e delle eterne e disattese promesse di spegnimento.
Secondo elemento è quello della mancata premialità. Se - come avviene col meccanismo della carta smeraldo - non si premiano gli atteggiamenti virtuosi, ma si puniscono solamente coloro che differenziano meno, allora si viene meno a quel famoso patto di lealtà tra amministrazione pubblica e cittadini. E a tradire questo patto non sono i comportamenti incivili condannati da Mezzetti e assessore Molinari (certamente da censurare), ma chi ha il dovere di governare il territorio.
Terzo elemento è la approssimazione tecnica, al limite della presa in giro, con cui il gestore Hera ha organizzato la nuova raccolta con cassonetti. Dopo aver speso milioni di euro pubblici per introdurre il porta a porta e altri milioni di euro per abbandonarlo e ritornare ai cassonetti, i cittadini si ritrovano con dei bidoni 'intelligenti' e informatizzati perennemente guasti.
Sembra un dettaglio tecnico, invece questo disservizio è specchio di una approssimazione inaccettabile che contrasta in modo surreale con la rigidità dei controlli con carta smeraldo, con le aperture contingentate, i fori di ingresso strettissimi e con le 'fototrappole'. Nonostante i cassonetti siano stati piazzati da poche settimane, tutti i modenesi hanno potuto verificare come le aperture con cadenza poco più che settimanale si guastano, vengono riparati e puntualmente si riguastano dopo poco. Sia chiaro, le rotture non sono causate da vandalismo, ma è proprio il sistema ad essere fragile e a guastarsi in continuazione. Il risultato sono sportelli tristemente aperti per la rottura dei meccanismi di apertura che di 'smart' hanno solo uno scenografico e inutile display. Una sorpresa? No, bastava che il Comune di Modena facesse un giro negli altri Comuni che già da anni hanno introdotto questi cassonetti per capire che il problema è strutturale.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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