La colpa, onestamente, non è tutta del sindaco. La colpa è di una ipocrisia di fondo che non considera la realtà delle cose.
Riassumendo sono tre gli elementi che sono (volutamente) dimenticati da anni a Modena in tema di servizi ambientali.
Innanzitutto la realtà modenese legata alla gestione della immondizia non può non partire dall'inceneritore. Se non si inizia ogni ragionamento dal mega impianto di via Cavazza che brucia ogni anno 240mila tonnellate di rifiuti indifferenziati allora ogni discorso decade. Questa 'mucca nella stanza' rende ridicole tutte le strategia legate alla gestione virtuosa della raccolta differenziata e al miglioramento della qualità dell'ambiente dove vivono i modenesi. Ridicole perchè ai modenesi non cambia assolutamente nulla in termini di rifiuti bruciati se differenziano bene o male: quell'impianto - inserito in uno dei territorio più inquinati al mondo - oggi deve incenerire comunque quella quantità di materiale e se da Modena ne arriva meno, lo si importa. Con la grottesca introduzione di una indennità di disagio ambientale riconosciuta da Hera al Comune, ma ricaricata in bolletta (qui). Con buona pace della qualità dell'aria, delle polveri sottili e delle eterne e disattese promesse di spegnimento.
Secondo elemento è quello della mancata premialità. Se - come avviene col meccanismo della carta smeraldo - non si premiano gli atteggiamenti virtuosi, ma si puniscono solamente coloro che differenziano meno, allora si viene meno a quel famoso patto di lealtà tra amministrazione pubblica e cittadini. E a tradire questo patto non sono i comportamenti incivili condannati da Mezzetti e assessore Molinari (certamente da censurare), ma chi ha il dovere di governare il territorio.
Terzo elemento è la approssimazione tecnica, al limite della presa in giro, con cui il gestore Hera ha organizzato la nuova raccolta con cassonetti. Dopo aver speso milioni di euro pubblici per introdurre il porta a porta e altri milioni di euro per abbandonarlo e ritornare ai cassonetti, i cittadini si ritrovano con dei bidoni 'intelligenti' e informatizzati perennemente guasti.
Giuseppe Leonelli

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