Meloni attacca prima il procuratore Lo Voi ('lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona' - ha detto) e poi se la prende con l'avvocato Luigi Li Gotti, autore della denuncia ('ex politico di sinistra, molto vicino a Romano Prodi - dice Meloni - conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi').
Parole alle quali fanno eco quelle dei maggiorenti del partito della Meloni stessa che si scagliano apertis verbis contro la 'magistratura rossa', colpevole di voler far cadere il Governo per ripicca contro la proposta di riforma della Giustizia e di separazione delle carriere, di per sé condivisibile.
Ora, è evidente che qualche problema il sistema della Giustizia italiana lo ha, basti pensare il caso Palamara, ed è evidente che in alcuni casi la Magistratura in passato ha dato adito a retropensieri su una possibile giustizia ad orologeria. Ma, indipendentemente dalle idee politiche di ognuno, questo è sufficiente per attaccare frontalmente la Giustizia, una delle architravi della Democrazia di un Paese? I limiti, anche umani, dei magistrati giustificano un attacco all'intero sistema della Giustizia? Quanto è grave e pericoloso gettare un'ombra sulla stessa professione di avvocato, lasciando intendere che un legale che difende un pentito sia colluso con la mafia? Associazione questa davvero irresponsabile, inaccettabile e inaudita, che dovrebbe far scattare sulla sedia l'Ordine degli Avvocati e che mette a repentaglio l'idea stessa di diritto di Difesa.
In fondo, senza scomodare la divisione dei poteri di Montesquieu, la domanda che la irosa reazione di ieri della premier fa emergere è quasi banale e non c’entra nulla l’appartenenza politica a questo o a quel partito: se la presidente del Consiglio non crede nella giustizia italiana, se può delegittimarla dalle fondamenta, con che serenità un cittadino può ricorrere alla Giustizia?
Cinzia Franchini

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