Con la presentazione di oggi del nuovo tandem di segretari alla guida del partito, il Pd modenese ha dimostrato di aver preferito il compromesso interno al confronto democratico. Il terrore di un congresso vero nel quale mettere a confronto idee e persone, ha portato i Dem a una non scelta indicando alla guida della nuova segreteria due esponenti delle due correnti in lotta tra di loro. Invece di aprire democraticamente un dialogo con gli iscritti il Partito democratico ha infatti scelto di chiudersi nelle segrete stanze e aggrapparsi a una fusione a freddo tra il gruppo guidato da Muzzarelli (incarnato da Lenzini) e quello guidato da Vaccari (incarnato da Paradisi).
La paura del congresso e del confronto era tanto marcata da essere stata addirittura verbalizzata dai dirigenti Dem che - a dispetto della storia e della genesi plurale del Pd - hanno deciso di lavare i panni (sporchi o puliti non importa) in casa.
In questo contesto è impossibile non fare un paragone con quello che sta avvenendo in casa Forza Italia dove, nonostante la storia del partito fondato da Berlusconi racconti di una certa refrattarietà al dibattito interno, si sta andando seriamente a un confronto tra le due anime azzurre.
Al congresso che si terrà quest'anno - prima a livello regionale poi a livello provinciale - si metteranno concretamente sul tavolo due idee di partito e due classi dirigenti. Da un lato quella rappresentata dal vicecoordinatore regionale Antonio Platis che si è speso da mesi in battaglie aperte - da Amo alla Fondazione di Modena - e dall'altro quella compassata e orgogliosamente più istituzionale dell'attuale segretario Piergiulio Giacobazzi. Un confronto vero che non può che far bene al partito e che dà una lezione ai colleghi sedicenti democratici.Giuseppe Leonelli


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