Oggi, a New York, prenderà il via il “Climate Action Summit”, il summit sui cambiamenti climatici, per decidere quali strategie possono essere messe al fine di evitare una ormai catastrofe naturale annunciata di dimensioni apocalittiche, se non si correrà ai ripari in tempi stretti. Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha chiesto ai rappresentanti di tutti i Paesi di non limitarsi a vaghe dichiarazioni d’intenti di nessun costrutto, come è avvenuto in tanti congressi precedenti, ma di portare alla discussione proposte concrete. L’urgenza è quella di riuscire a ridurre le emissioni di ossido di carbonio del 45 per cento entro il 2030, con un azzeramento nella costruzione di nuove centrali a carbone e un termine ai finanziamenti delle energie fossili.
La questione, che implica la sopravvivenza dell’intero genere umano, non pare interessare tutti allo stesso modo; infatti, saranno assenti il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, del Brasile, Jair Bolsonaro, dell’Australia, Scott Morrison e del Sud Africa, Cyril Ramaphosa. Insomma, alcuni tra i maggiori responsabili del cambiamento climatico e delle disastrose conseguenze alle quali stiamo assistendo, hanno preferito restare a casa e qualche altro, come la Cina, si prevede offrirà un bel discorso e nulla più.
A proposito di salute, voglio azzardare un paragone, nella speranza che una maggiore sensibilità al problema possa costringere chi ha responsabilità di governo a compiere scelte in controtendenza. Credo che tutti noi si conosca un amico o un’amica con il vizio del fumo.
Non sto pensando al collega che si gode una paglia durante la pausa mensa, mentre dalla tavola calda raggiunge l’ufficio, ma a quelli che in certi momenti s’accendono una sigaretta con quella che stanno spegnendo, che tra l’indice e il medio della mano destra esibiscono una lunetta gialla di nicotina e che t’investono con un alito certo non profumato alla violetta, quando ti parlano. Sono quei tipi che, se t’azzardi a consigliare di smettere o almeno ridurre il consumo, ti rispondono che di qualcosa si dovrà pur morire, allargando le braccia, fatalisti. Sono gli stessi con il nonno che ha campato fino a 96 anni, serrando perenne un mezzo sigaro toscano tra le labbra, che t’informano sulla qualità dell’aria e ti dicono
Ecco, la Terra è uguale ai polmoni di quel nostro conoscente, che se ne frega degli avvertimenti, dei consigli, della ragione. Non è successo ancora nulla d’irreparabile e nella storia del nostro pianeta, tante volte si sono attraversati periodi di siccità, di caldo eccessivo, di ghiacciai che si sciolgono, di uragani spaventosi… Di qualcosa si dovrà pur morire! Poi, un giorno la natura presenterà il conto e questo è un fatto certo.
Massimo Carpegna


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