La ragione è semplice: l’Europa sta entrando in una fase di sofferenza economica a causa delle sanzioni e siccome l’Occidente non è il mondo, Putin ha intensificato gli scambi commerciali con quei Paesi che non hanno voluto allinearsi all’atteggiamento ostile verso la Federazione Russa. Per prima, proprio la Cina.
A dire il vero, questa sanzioni si sono rivelate un flop: molti Stati tra quelli neutrali – compresa la Turchia che è pure nella NATO – si sono prestati al giochino delle triangolazioni commerciali. E’ un guadagno assicurato e senza impegnarsi molto. Anzi, l’impegno rasenta lo zero. Il Presidente russo l’ha annunciato ieri, dicendo che il tentativo di soffocare l’economia russa è fallito e qualsiasi analista potrà confermare che la notizia è molto vicina al vero.
Nello stesso discorso, Putin ha parlato della Svezia e della Finlandia, che hanno deciso di presentare domanda per un loro ingresso nella NATO. Le due nazioni, a quanto pare impaurite dall’aggressività del Cremlino in Ucraina, hanno temuto di fare la stessa fine e così hanno abbandonato la loro secolare neutralità. Non si vorrebbe peccare di presunzione, ma la NATO sarebbe intervenuta a difendere i due Stati anche senza sottoscrizioni di trattati, come ha fatto con Kiev, e in più, poco tempo fa Stoccolma ed Helsinki hanno firmato con la Gran Bretagna un accordo proprio per assicurarsi una protezione in caso d’aggressione. Non vi era quindi motivo, nella mia opinione, di gettare altra benzina sul fuoco e in questo momento, ma tant’è: la Russia ha già annunciato che, prevedendo l’immediata costruzione di basi missilistiche americane in Scandinavia, sarà costretta a rispondere militarmente con 12 suoi presidi.
Siamo sempre alla stessa teoria che si ripete all’infinito e riprende il motto latino dello scrittore romano Vegezio “Si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace, preparati alla guerra. Il risultato è che, dove prima non c’era neppure un soldato, a breve vi stazioneranno 200 mila militi.
Ma torniamo agli intendimenti di Biden d’isolare commercialmente la Russia e creare la NATO asiatica, con sempre l’America a capeggiarla, naturalmente.
Quando si muove Washington, si parla sempre di soldi a palate per tutti e infatti a Tokyo, Biden lancerà il piano economico per l'Indo-Pacifico, atto a contrastare la crescente influenza economica cinese. Pechino è il vero nemico americano e, come in una partita a scacchi, prima di attaccare la Regina (Pechino) si sono fiaccati gli Alfieri o le Torri, se preferite (Mosca e l’Europa: strano partner che, però, non deve allargarsi troppo economicamente). L’obiettivo, dando per scontato che la Russia sarà ridotta a miti consigli, è quello di creare un fronte unito anche in Oriente, perché gli americani hanno una visione del mondo unipolare: comandano gli USA insieme agli alleati con diversa importanza tra loro e gli altri sono il “nemico” o non contano nulla, perché non c’è nulla da prendere.
Quali saranno le conseguenze di questa bella pensata del Pentagono e dei suoi analisti? Si sta preparando un altro terreno di conflitto nel Pacifico, ancora più terribile di quello in Ucraina – (i cinesi sono un miliardo e 400 milioni di persone...) e se Pechino non vedeva con grande entusiasmo l’idea di fare blocco economico e militare con la Russia, ora dovrà rivedere il suo atteggiamento.
Massimo Carpegna
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