Giuseppe Conte ha incontrato questa mattina alle 9,30 il Presidente Mattarella dal quale ha ricevuto ufficialmente l’incarico di avviare le sue consultazioni e formare un nuovo governo. Con il Pd ci sono state tensioni su un fatto che ha una sua logica: “Il problema non è il nome di Di Maio, ma è inaccettabile che presidente e vice presidente siano dello stesso partito” hanno riferito autorevoli esponenti del Partito Democratico. Ieri, durante gli incontri ufficiali dei Segretari con la stampa, Luigi Di Maio ha spiegato le ragioni di un Conte bis: “In questi anni il nostro obiettivo è sempre stato cambiare guardando a un progetto per l’Italia di grande respiro che mettesse al centro la persona ed i beni essenziali. Un nuovo umanesimo di cui Giuseppe Conte è stato un grande interprete. Uomo di grande coraggio che ha dimostrato di servire il Paese con spirito disinteressato e di abnegazione. Siamo sempre stati un movimento post ideologico, abbiamo sempre pensato che non esistano schemi di destra o sinistra ma solo soluzioni. Ci hanno accusato dell’essere dell’una o dell’altra parte. Questi schemi sono ampiamente superati.
Si sono alimentate tante polemiche sulla mia persona e mi ha sorpreso che in una fase così delicata qualcuno abbia pensato al sottoscritto piuttosto che al bene del Paese”… “La Lega mi ha chiesto di propormi come premier per il M5s e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale. Li ringrazio con sincerità ma con la stessa sincerità dico che penso al bene di questo Paese e a non me”.Scuro in volto, ha preso la parola Matteo Salvini, l’artefice di questa crisi di governo che ha spalancato le porte a Giuseppe Conte, l’emissario d’interessi occulti secondo il capo del Carroccio, al Partito Democratico e a quello che è stato definito il “governo di svolta e discontinuità”, che in soldoni sta a significare cancellare tutto ciò che ha prodotto la Lega. Queste le sue parole: “Con il presidente della Repubblica siamo stati chiari, precisi, diretti e onesti fino in fondo. Abbiamo espresso lo sconcerto di milioni di italiani di fronte all’indecoroso teatrino della guerra delle poltrone che si sta verificando da giorni. Il candidato probabilmente lo hanno trovato a Biarritz, un Monti bis perché a qualcuno dava fastidio una Italia che stava restituendo orgoglio, sovranità e futuro alle famiglie. È il primo governo che, ancor prima di nascere, ha già iniziato a litigare.
Infatti, gli italiani hanno memoria lunga e gli elettori della Lega, ma non solo, terranno ben a mente chi ha staccato la spina ad un governo che per loro rappresentava l’ultima Thule, l’ultima speranza per raddrizzare una barca piena di falle. Ricorderanno chi ha dato il via ai giochi di Palazzo, che hanno permesso al Pd, uscito dal portone, di rientrare dalla finestra. Ricorderanno che, se l’Europa non gradiva un’Italia orgogliosa, tramava per far cadere il governo e mettere alla Presidenza del Consiglio un uomo scelto a Biarritz, quell’uomo c’era già a ricoprire la carica di Premier e bastava rimanere al proprio posto per non consentire alcuna congiura e, caso mai, denunciarla, combatterla con la forza del ruolo, con gli strumenti della rappresentanza e della democrazia. Invece, andiamo in piazza a sventolare le bandiere, fare un po’ di casino (noi) e di passerella i politici con i loro roboanti discorsi; insomma, andiamo a farci arruffare. Anche questo fa parte della democrazia, del folclore della democrazia. Habemus Papam, urlerà ironico e colmo di gioia chi può considerarsi miracolato come il Pd.
Magari metterà la mano a cono vicino alle labbra e il suono di una pernacchia risuonerà nella piazza antistante Palazzo Chigi. Gridi di guerra sorgeranno dalla parte opposta. Ma con umiltà, da cittadino vorrei ricordare a tutti i protagonisti di quello che giustamente è stato un indecoroso teatrino, che la responsabilità politica si esplica nel silenzio, nella concretezza, nei risultati che si portano a casa. E lasciando la fantapolitica ai rotocalchi di terz’ordine.
Massimo Carpegna
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