Se non ci fosse d’essere sempre più preoccupati, la normale reazione per certi proponimenti politici e decisioni dovrebbe essere quella di sghignazzare a crepapelle. “Dobbiamo raggiungere il prima possibile il cessate il fuoco e far ripartire i negoziati. Ho condiviso questo con il presidente Biden. Ho riscontrato apprezzamento per la solidità della posizione italiana, che ci permette di essere in prima linea, senza ambiguità, con la ricerca per la pace', ha dichiarato il Presidente Draghi in Senato. E cosa proponiamo alla Russia per un immediato “cessate il fuoco” e la “ricerca della pace”? Obici e razzi anti carro all’Ucraina, perché tutto il mondo sa che la pace non si raggiunge con il dialogo e la volontà di trovare un compromesso. No, la pace si raggiunge con le armi in pugno (e quando Mosca alzerà bandiera bianca).
L’Occidente sta facendo massacrare gli ucraini nell’illusione che Kiev possa battere la Russia con le truppe mercenarie (anche i soldati regolari dell’esercito ucraino muoiono a migliaia) e le nostre armi, che ormai arrivano con il contagocce, per il semplice motivo che strade, ponti e ferrovie sono state bombardate. Il Ministro Lavrov ancora oggi ribadisce che la Russia è disponibile ad aprire negoziati seri, se Zelensky è pronto, e per “seri” intende che non si può aprire una trattativa alla ricerca di un compromesso, affermando che Mosca se ne deve andare via dalla Crimea e le due Repubbliche indipendentiste devono tornare sotto il comando di Kiev. Qualcosa deve essere offerto da una parte e dall’altra, come sempre si è fatto.
Come se questa strategia di raffinata diplomazia e all’insegna della distruzione di massa non bastasse, ci impegniamo anche in uno degli esercizi più odiosi e deprecabile: il razzismo.
E in effetti pare così: non stiamo contestando solo un governo e il suo massimo rappresentante, ma un popolo intero, compresi quelli che da anni vivono in altri Paesi e della Russia conoscono ciò che leggono sui quotidiani europei. Stiamo punendo anche coloro che non hanno alcuna colpa e responsabilità per ciò che sta accadendo.
Un caso eclatante è quello della violinista russa Lidia Kochariàn, esclusa dal “Premio Rodolfo Lipizer” di Gorizia perché russa.
Fortunatamente, non tutti la pensano in questo modo. La replica del sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna è stata: “Una scelta incomprensibile quanto inaccettabile. Va contro lo spirito stesso dell’evento che, da sempre, interpreta la musica come strumento di vicinanza fra le genti, di superamento dei confini e di libertà umana e culturale”. Ricorda che le prime vittime delle guerra sono i cittadini, le persone comuni ma anche gli artisti. Colpire loro significa far pagare a degli innocenti crimini di cui non sono responsabili. La sua posizione, che personalmente condivido appieno, è opposta a quella di Lorenzo Qualli: “Credo che oggi l’Europa dovrebbe aprire le porte agli artisti russi dando una lezione di libertà e democrazia anziché boicottarli. Tanto più che Gorizia, insieme a Nova Gorica, ha vinto il titolo di Capitale europea della cultura per il 2025”. Ziberna: sono con te!
Massimo Carpegna
(1).jpg)

