Senza dimenticare la controversa vicenda della Casa della Comunità di Pavullo che, nelle intenzioni iniziali di AUSL e Amministrazione comunale, avrebbe dovuto essere realizzata lasciando addirittura il 60% dell'edificio al grezzo, prevedendo nel contempo l'ennesimo trasferimento di servizi e prestazioni ambulatoriali dall'ospedale.
A tutto questo si aggiunge il taglio della presenza del medico del 118 nell'Alto Frignano, con conseguenti interrogativi sulla capacità di risposta alle emergenze in un territorio particolarmente complesso per la sua conformazione orografica, le distanze tra i centri abitati e le difficoltà della viabilità, che rendono ancora più indispensabile un adeguato presidio sanitario.
Emblematico è poi l'investimento da circa un milione di euro annunciato pochi giorni fa per l'ospedale di Pavullo. Un intervento presentato come un potenziamento dell'offerta sanitaria, ma che, nei fatti, prevede sostanzialmente l'accorpamento e la riorganizzazione di servizi già esistenti sul territorio, senza aumentare le prestazioni disponibili per gli utenti. E soprattutto non risulta accompagnato da un concreto piano di assunzioni di medici e infermieri, che rappresenterebbe il vero valore aggiunto per i cittadini.
Ora si discute di un investimento da 550 milioni di euro per il nuovo polo ospedaliero di Baggiovara. Un progetto importante, sul quale non intendiamo alimentare inutili contrapposizioni territoriali. Il problema non è dove si investe, ma quale modello di sanità si vuole costruire per l'intera provincia.
La domanda che poniamo è molto semplice: quale rete di servizi e personale sanitario garantirà concretamente l'accesso alle cure anche ai cittadini delle aree periferiche e montane?
Quali attività resteranno a Pavullo, con quali organici e quale sarà la copertura dell'emergenza-urgenza in montagna?
Perché un sistema sanitario non si misura soltanto dalla qualità delle sue strutture principali, ma anche dalla capacità di assicurare assistenza, prestazioni e risposte tempestive a chi vive lontano dai grandi centri.
Il rischio è quello di continuare a investire sui contenitori dimenticando il contenuto. Si progettano nuovi edifici, si riorganizzano spazi e si annunciano investimenti, ma senza medici, infermieri e servizi realmente accessibili ai cittadini si rischia di andare poco lontano.
Il diritto alla salute non può dipendere dal codice postale.
Dopo quindici anni di ridimensionamenti, prima di disegnare la sanità dei prossimi decenni, chi governa la sanità regionale e provinciale dovrebbe spiegare ai cittadini del Frignano quale futuro intende garantire al loro ospedale e, soprattutto, alla rete dei servizi sanitari territoriali.
Daniele Iseppi - Fdi Pavullo
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