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Ripetitore in piazzale don Venturelli: caro Righi, i cittadini non vi credono più

Ripetitore in piazzale don Venturelli: caro Righi, i cittadini non vi credono più

Dopo anni di comunicazioni rassicuranti smentite dall’esperienza, dire 'fidatevi' non basta più. Servono dati completi


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Quella dei residenti di piazzale don Venturelli a Carpi, capitanati dal sempiterno Maurizio Guaitoli, non è una crociata contro le antenne. E non è neanche una battaglia ideologica contro il 5G. È un problema di fiducia nell’Amministrazione e negli organismi di controllo. Fiducia che negli anni è venuta a mancare.


Perché a Carpi ci sono diversi precedenti chiari. Intanto non è vero che l’Amministrazione non abbia voce in capitolo: anni fa, quando il ripetitore doveva essere collocato vicino all’abitazione di un consigliere comunale del PD, fu spostato in un parco pubblico. Quindi volendo si può fare. Poi c’è la credibilità degli enti preposti al controllo. Scemata in occasione dei diversi incidenti agli impianti di Care. Dove per ogni volta che c’è stato un incendio di rifiuti, la narrazione ufficiale è stata sempre la stessa: i dati dell’aria sembravano addirittura migliorati.

Poi però la gente sente odori forti, tiene le finestre chiuse su indicazione delle stesse autorità, non può raccogliere gli ortaggi per giorni. È lì che la fiducia si incrina. Non perché qualcuno pensi a un complotto, ma perché tra numeri e realtà percepita si apre una distanza incolmabile.


Dentro questo contesto arriva la nuova antenna di piazzale don Venturelli.
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Dove ovviamente il campo elettromagnetico attuale non è zero: i telefoni funzionano da anni, le reti esistono, le emissioni pure. Quindi non si passa dal nulla a qualcosa: si passa da un livello esistente a un livello più alto. Dovendo entrare un nuovo gestore, il suo campo andrà a sommarsi a quello degli altri.


Ma dal comunicato del sindaco Riccardo Righi, Arpae e Ausl non è chiarissimo cosa misurino. E come verifichino se, sommando il contributo del nuovo impianto a quelli già presenti, non si superino i limiti di legge.


Poi va considerato anche il recente cambio governativo dei limiti, operato dal governo Meloni per favorire i nuovi impianti 5G. Perché da poco più di un anno il valore di attenzione è passato da 6 volt per metro a 15. Che vuol dire moltiplicare per 6 la densità di potenza delle radiazioni. Questo significa più spazio disponibile, che può essere utilizzato da tutti. Anche i vecchi impianti, se autorizzati con margine o se rinegoziati, possono aumentare la potenza operativa per reggere il traffico e eventuali disturbi correlati ai nuovi. Più necessità, più emissioni. Per un 5G che irradia in modo meno uniforme, più direzionale, potenzialmente puntando l’utente con picchi locali più alti - pur con medie nei limiti di legge.


Per questo oggi il problema non è se Arpae e Ausl abbiano applicato correttamente la normativa.
Sicuramente sì. Il problema è che, dopo anni di comunicazioni rassicuranti smentite dall’esperienza, dire “fidatevi” non basta più. Servono dati completi, margini dichiarati, scenari futuri esplicitati, misure fatte dopo l’attivazione e ripetute periodicamente, non solo sulla carta e non solo prima.


Non per allarmare. Per ricostruire una fiducia che, a Carpi, non si è persa per ideologia, ma per accumulo di precedenti.


Roberto Benatti

Ingegnere delle telecomunicazioni

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