Ma se vero o meno quanto riportato, è comunque tutto inutile. Perché Pulitanò, come il di lui referente Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di FdI, dimostrano di non conoscere affatto i meccanismi elettorali, la normativa e soprattutto la giurisprudenza che c’è dietro alla complessa macchina elettorale. Perché casi come questi sono ampiamente stati trattati, negli anni, da TAR e dal Consiglio di Stato. E per giurisprudenza concorde, anche in casi come questo di mancato rispetto di alcuni formalismi, il ricorso viene respinto perché non ha alcuna prevalenza sul risultato elettorale, se non c’è prova provata che la sostanza delle elezioni sia stata dolosamente falsata. Quest’anno, poi, alcuni passaggi dei manuali e delle direttive della prefettura parevano indicare (a nostro avviso erroneamente) di riportare davvero i timbri in Comune dopo lo spoglio delle Europee. Tanto per chiarire quanto sia complessa la normativa e la procedura elettorale e quanto sia nelle mani dell’interpretazione autentica e della preparazione dei presidenti.
Va poi detto che se noi fossimo nel Segretario comunale e nei presidenti accusati, anche in modo velato, di brogli elettorali, specie se in presenza di errori formali commessi in buona fede e di elezioni perse per un abisso di voti, saremmo noi i primi a denunciare chiunque mettesse in dubbio la nostra integrità.
Detto questo sarebbe più opportuno che Pulitanò e Barcaiuolo, invece di attaccarsi a queste inutili scusanti, spiegassero come mai il loro candidato Donato Bergamini, per l’ennesima volta, abbia perso così malamente, nonostante la prevalenza del centrodestra alle europee e nonostante la sinistra si sia divisa addirittura in due liste.
Roberto Benatti
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