L’articolo del professor Ivan Cavicchi pubblicato pochi giorni fa su Quotidiano Sanità presenta una attenta disamina della proposta di regionalismo differenziato. Cito Cavicchi:
”Ciò non di meno il documento delle regioni resta inaccettabile a partire da un postulato inaccettabile: l’esclusione, dalla discussione sul governo della sanità, di cittadini e di operatori.
Dopo 30 anni circa che discutiamo in un modo o nell’altro di “questione istituzionale” le regioni continuano ottusamente:
- a intendere il concetto di “istituzione pubblica” come separato e sopra alle persone,
- a presumere che i cittadini e gli operatori siano solo amministrabili cioè per definizione inadeguati a partecipare ad un eventuale funzione di governo.
In realtà, per tanti motivi, particolarmente oggi, la sanità non è più semplicemente amministrabile e gli operatori e i cittadini, ormai per ragioni di complessità non possono non partecipare, alla funzione di governo…”
Ecco è proprio quello che negli ultimi tre anni abbiamo cercato di mettere in rilievo nelle nostre innumerevoli denunce a partire dalla disparità di trattamento per minori e donne gravide che non godono degli stessi diritti in fatto di assistenza emergenziale rispetto al resto della popolazione, dalla mancata certificazione di sicurezza del Policlinico, dal dispendioso riaccorpamento dei due nosocomi a poco più di 10 dal loro fortemente voluto distacco.
Cito ancora il Prof. Cavicchi:
“Abbiamo quindi bisogno di un’altra forma di governo che sia partecipata perché per i cambiamenti che servono abbiamo bisogno anche di conoscenze non ammnistrative che sono quelle dei cittadini e degli operatori cioè quelle senza le quali le complessità di vario tipo non si governano, e che faccia del cambiamento la chiave di volta per superare l’invarianza vale a dire quella condizione di fondo che a scala di sistema crea inadeguatezza tanto finanziaria che sociale.”
Noi siamo appunto i cittadini che hanno chiesto e interpellato più e più volte le amministrazioni sanitarie cittadine e regionali e persino l’ex Ministro della Salute. Ottenendo sempre e soltanto “silenzio”.
L’articolo si conclude con una domanda al nostro governatore Bonaccini che ci sentiamo di condividere appieno:
“Le regioni oggi chiedono maggiore autonomia perché vogliono contro riformare certe regole ma solo perché non sanno come riformarle. Deregolamentare la sanità con la scusa dell’autonomia è già seccante, ma deregolamentare perché chi governa è incapace di riformare è francamente insopportabile. Caro presidente Bonaccini, mi spieghi se crede, ma per quale dannata ragione tutti noi dovremmo accettare che le vostre ostinate incapacità culturali, (prima di tutto), mettano in pericolo l’esigibilità dei nostri diritti fondamentali?
Noi aggiungiamo:
“Caro presidente, vale veramente la pena non rispondere ed eludere le domande di cittadini e operatori? Vale davvero la pena presiedere una Giunta nella quale l’Assessore regionale alla Sanità si ritiene al disopra delle nostre interpellanze e, dunque, incurante di darci delle risposte; vale la pena avere come direttore generale della Asl di Modena un dottore-dirigente che non ritiene di informare la cittadinanza delle morti per la West Nile (anzi ne ride) e che da mesi si rifiuta di rendere pubblici i documenti dell’esito del sopralluogo del ministero, fino a quando si è visto costretto ad inizio ottobre a renderli disponibili, seppur sinteticamente, per i sindacati. Vale la pena rischiare la vita di centinaia di pazienti accolti in un policlinico che non ha i requisiti di stabilità e sicurezza? Vale la pena spendere ancora risorse per mettere insieme ciò che dieci anni fa, contro il parere dei tecnici, fu diviso?”
Chissà che non sia arrivato il momento per questa regione e, per Modena in particolare, di conoscere una alternanza di governo.
Anna Beatrice Borrelli
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