Così come sono andati dispersi i 1.536 voti che Fratelli d’Italia aveva raccolto alle scorse elezioni politiche sul territorio di Serramazzoni (dato della Camera dei Deputati). E a leggere le preferenze a poco è servito schierare cinque tesserati in lista, se il primo del partito Francesco Spatafora è il secondo tra i più votati, dietro all’ex vice sindaco.
Qualcuno dirà che ha vinto una coalizione Frankenstein, visto il sostegno trasversale, ma l’impressione è che ci fosse da un lato un partito che voleva valutare l’autosufficenza sul territorio (Fdi) puntando sull’usato garantito; mentre dall’altra emerge la sensazione di voler mettere una bandierina su un successo di comunità.
Sì, la comunità serramazzonese, che a undici anni dallo scandalo che ne ha per sempre segnato la storia, ha deciso, probabilmente, di autorigenerarsi. Fin dalle prime dichiarazioni pubbliche è emerso che la lista Ferrari non è stata messa insieme per l’occasione ma è partita da lontano, andando a scandagliare gli umori di un paese smarrito, quasi fosse rassegnato al decadimento. E si parla del secondo comune del Frignano, più di ottomila abitanti, un territorio che turisticamente è diventato transitorio, per quanto oramai non sia più solo un paese a vocazione turistica, anche se è percepito come un dormitorio di massa per chi va a lavorare nel distretto ceramico o nella vicina Pavullo.
A chi si stupisce dell’eterogeneità del sostegno a Simona Ferrari, andrebbe ricordato che cinque anni fa anche Claudio Bartolacelli godeva di un sostegno trasversale, che qualcuno giudicava addirittura ambiguo vista la presenza determinati candidati che, peraltro, sono andati perdendosi o dimettendosi nei cinque anni dell’ultima amministrazione. Cinque anni fa a Serramazzoni si erano presentati una lista di centrodestra (di cui due candidati si sono ripresentati a sostegno della Ferrari), la lista del MoVimento 5 Stelle, una lista “ufficialmente” apparentata al Pd e la lista di Bartolacelli appunto dove, di fatto, sono confluiti voti riconducibili tanto al Pd, quanto alla Lega e via dicendo.
Ma a leggere i commenti del giorno dopo sui social, emerge che oltre ai voti, era emerso un conservatorismo tutto paesano, mescolato ad una non meglio definita arroganza e a una rendita di posizione. Un malcontento strisciante di cui il nuovo polo scolastico collocato di fatto fuori dal paese ne è l’emblema. Un comune che doveva rinascere si ritrovava impantanato nei suoi stessi cavilli tra ordinanze contradditorie di giudici che aprivano e chiudevano le scuole, bandi mal confezionati e via via sempre maggiori contrasti col tessuto produttivo, il volontariato e tutta la comunità.
In tutto questo la politica, quella dei partiti, si è messa di lato, chi sbagliando i calcoli e chi invece salendo sul carro del vincitore che, si badi bene, è un paese che ha deciso di riprendere se stesso, prova ne sia che il candidato “politico” della lista Ferrari, il referente leghista Emanuele Baldi ha raccolto 59 preferenze, laddove quelli di estrazione “civica” hanno superato le 400.
Sicuramente il conto del sostegno partitico verrà presentato a suo tempo, tuttavia è da credere che, nei limiti del possibile, la nascente giunta avrà le mani libere per capire quali siano le cose più urgenti da fare.
E’ anche vero che, al pari di altre elezioni, l’astensionismo è stato alto anche se, a questo giro, la percentuale dei votanti è stata più alta rispetto a cinque anni fa. E forse anche questo dato fa emergere che un paese, o per lo meno coloro che vogliono sentirsi rappresentati, hanno espresso in massa un giudizio severo verso il sindaco uscente, ma anche una speranza, consapevoli che, se nessuno ha la bacchetta magica, per lo meno la sensazione di un palazzo più vicino alla gente, da un’idea di conforto.
S.B.


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