In questi giorni, ho visto un interessantissimo film sul tema della criminalità e della giustizia; si intitola Criminal land e racconta come in Messico, di fronte alla inerzia del governo , della polizia e della giustizia, si siano formati i “gruppi di autodifesa”; la pellicola racconta la storia del più importante di questi: il medico José Mireles, stanco dei massacri compiuti dai boss della droga, deluso dall’impotenza delle forze dell’ordine, si è ribellato alle violenze contro la popolazione e ha creato un esercito di vigilantes che combatte, armi alla mano, i soldati del cartello, tentando di sgominarne le attività illecite. I “Grupos de Autodefensas” si sono poi diffusi in tutto il Messico.
“Quando il governo non è in grado di proteggere gli innocenti dalle organizzazioni criminali, se ne occupano privati cittadini”: questo sembra essere il messaggio che emerge del documentario che invito tutti a vedere.
Ma veniamo al tema di oggi.
La notizia è di questi giorni: ogni giorno a Modena 78 furti, 12 quelli in casa. La nostra provincia è terza a livello nazionale.
Forse non c’era bisogno di leggere questi dati oggettivi; la triste realtà è sotto gli occhi di tutti e, diciamo la verità, non se ne può più.
Non se ne può più di stare barricati in casa, di chiudere in casa in nostri anziani, di vedere i nostri negozi depredati di notte (e di giorno), di vedere le nostre aziende, anche quelle agricole a cui regolarmente vengono sottratti i loro beni, di non poter più girare tranquilli nei parchi, di non poter passeggiare di sera, di non stare tranquilli quando si parcheggia la bici o l’auto. Non se ne può più….E non servono a nulla le continue rassicurazioni delle autorità cittadine.
E allora quali sono le risposte a questa situazione?
PIU’ POLIZIOTTI
Il 22 settembre 2017, il Sindaco di Modena ha scritto una lettera al ministro dell’interno Marco Minniti per chiedere maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine e per sollecitare un potenziamento delle forze dell’ordine che in città sono sotto organico del 13%, come ha confermato il vice ministro degli Interni
Va bene anche questo, ma il problema è un altro; la nostra costituzione prevede che le pene abbiano un fine riabilitativo, ma qui, in questa Italia, non ci sono né pene, né riabilitazione; lo leggiamo tutti i giorni, con rabbia, soprattutto da parte di chi ha subito un reato: molti “delinquenti” vengono arrestati, per poi, il giorno dopo fare marameo e riprendere tranquillamente la loro attività.
I DECALOGHI
“Parcheggiate l’auto ben in vista ed evitate di lasciare all’interno borse della spesa e oggetti di valore come cappotti, borse, portafogli, telefoni, computer, che non vanno mai riposti sotto ai sedili o nel bagagliaio. Se possibile recatevi ai cimiteri in compagnia e se vi trovate di fronte a fatti, comportamenti o persone sospette contattate le Forze dell’Ordine. . All’interno dei cimiteri è sempre bene non lasciare incustoditi oggetti di valore neppure per recarsi alle fontanelle, tenere il telefono cellulare a portata di mano e , in caso di scomparsa di oggetti come portalampade, fotografie o altro dalle lapidi dei propri cari”.
Ecco un nuovo recente vademecum, questa
E così ci propinano i decaloghi come questo; ormai ce ne sono in tutte le salse e per ogni situazione.
L’importante è mandare un messaggio chiaro: in caso di reato subito, la colpa non è di chi deve provvedere alla sicurezza dei cittadini, ma dei cittadini stessi, perché non seguono in dettaglio i decaloghi.
Insomma , il classico scarica barile
E I GRUPPI DI VICINATO
Intanto, nascono i gruppi di controllo di vicinato, visti di buon occhio anche dalle amministrazioni di sinistra; a Modena sembra che siano già una dozzina, numero destinato ad aumentare.
Anche qui una riflessione è necessaria: abbiamo (meglio dire hanno) costruito una società basata sull’anonimato, sulla mobilità, sull’individualismo, distruggendo tutto quanto faceva coesione come i piccoli esercizi commerciali. E ora cosa si scopre? Che la gente, nei palazzi, nelle strade e nei quartieri non si conosce nemmeno; di collaborare poi, non se ne parla.
E allora inventiamo un surrogato delle ronde delle “camicie verdi” leghiste: il controllo di vicinato.
Un surrogato basato sulla paura, non sulla solidarietà.
Se queste sono le ricette italiane e modenesi, temo che non andremo da nessuna parte, salvo scalare ancora le classifiche, in modo tale da passare dalla medaglia di bronzo a quella d’oro.
Con buona pace dei progetti di Barboliniana e Pighiana memoria sulla città sicura e dell’impegno dell’attuale sindaco di Modena.
Ma dove è la certezza della pena? Finora abbiamo la certezza del reato e non quella della punizione dei colpevoli; si riuscirà a recuperare la situazione o siamo già andati oltre la riga di demarcazione , superata la quale non si riesce più a tronare indietro?
Purtroppo, penso che sia così, nonostante le ripetute ed inutili rassicurazioni.
INTANTO I COMITATI MODENSI PER LA SICUREZZA SI RIUNISCONO
E così, a Modena, si è formata la Unione dei Comitati della sicurezza con l’obiettivo di dare maggior visibilità e forza alle loro iniziative.
Una iniziativa giusta e meritoria nel deserto della politica; infatti, quasi nessun partito parla di quello che è certamente uno dei problemi che assillano maggiormente i cittadini; onestamente riconosco che lo fa solo la Lega, anche se nei lunghi periodo di governo non sembra aver fatto molto in questa direzione; e gli altri? Il Pd, solo immagine; la sinistra, troppo occupata sui temi del lavoro e dello jus soli; i cinquestelle? Non pervenuti. Insomma, i cittadini si sentono abbandonati.
DUE STORIE
Terminiamo con due storie che, in questi giorni, mi hanno colpito e che la dicono lunga sul funzionamento della giustizia.
La prima riguarda la Sindaca Appendino che è stata indagata per i fatti di piazza San Carlo; con tutto lo stuolo di dirigenti e di comandanti incaricati di seguire queste cose, cosa c’entri la Sindaca è difficile da capire.
La seconda riguarda la vicenda del dirigente scolastico del convitto di L’Aquila (unico) condannato a in via definitiva a quattro anni, di cui un mese e mezzo già scontato in carcere; gli sono stati contestati la mancata ristrutturazione dell'immobile e la mancanza di un piano di sicurezza. Friulano, era arrivato da pochi mesi nella scuola; che cosa avrebbe potuto fare lo sanno solo i giudici. Bravo quindi Mattarella a concedergli la grazia che gli consente, oggi, di tornare a fare il suo mestiere.
Se questi sono i delinquenti……
Franco Fondriest
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