Premesso che, quando si spegne una vita, soprattutto nell’ambito di un intervento di polizia, la notizia è sempre tragica – scrivo «soprattutto» perché le forze dell’ordine esistono in primis per proteggere i cittadini, ragione per la quale non dubito che il decesso dell’uomo abbia cagionato sofferenza in primis negli stessi operatori di polizia –, fa male non leggere, nemmeno in questo caso, una sola parola di sostegno per chi, anche in questo caso, ha messo a rischio la propria incolumità.
Di più.
Posto che, a quanto è dato comprendere, almeno un operatore di polizia ha purtroppo riportato serie lesioni personali, fa male non leggere, nemmeno in questo caso, una sola parola di preoccupazione per la salute di chi, anche in questo caso, ha pensato prima agli altri e poi a se stesso.
Stando a quanto riferito dalla stampa – sono ovviamente in corso i doverosi accertamenti da parte del pubblico ministero –, peraltro, sembrerebbe che, dopo essersi introdotto in alcune abitazioni private, l’uomo, pregiudicato, abbia iniziato ad aggredire immotivatamente i cittadini, ciò che ha condotto alcuni di loro a richiedere l’immediato intervento in loco delle forze dell’ordine, contro le quali, come detto, lo stesso si sarebbe violentemente scagliato.
Mi permetto di ricordare ciò perché, a prescindere da quanto emergerà in sede investigativa, è certamente vero che si trattava di situazione di attuale e serio pericolo, con conseguente dovere per gli operatori di polizia di intervenire con i più adeguati strumenti atti anche a garantirne l’incolumità.
Il taser, come noto, non è un giocattolo, ma un’arma.
Un’arma che, generalmente non mortale, mortale può diventare se usata contro persone affette da pregresse condizioni di fragilità fisica.
Nessuno dubita del fatto che, essendo un’arma, il c.d. taser non possa e non debba essere usato con leggerezza – i.e. fuor di protocolli –.
Ma, a parte il fatto che, stando a quanto riferito dalla stampa, non parrebbe essere (nemmeno) questo il caso, il punto, a mio parere, è che il c.d. taser possa e debba essere usato tutte le volte nelle quali si tratti di fronteggiare un pericolo attuale e serio garantendo, per quanto possibile, anche l’incolumità degli operatori di polizia.
E, invece - questo è il
A conti fatti, ciò che fa male è esattamente questo: perché il fatto che un operatore di polizia, giuridicamente parlando, abbia il dovere di esporre se stesso a pericolo per proteggere i cittadini non significa, né può significare, che la sua incolumità debba sempre essere gratuitamente sacrificata sull’altare dell’anzidetto dovere.
Anzi.
I bilanciamenti di valori sono alla base della stessa civiltà giuridica: se, per tutelare l’incolumità dei cittadini, è necessario intervenire fronteggiando un pericolo attuale e serio, è sacrosanto che gli operatori di polizia ciò facciano preoccupandosi sì dell’incolumità della persona, ma, potendo scegliere tra i vari strumenti in dotazione, anche della propria.
Senza considerare che sarebbe davvero bello poter leggere, almeno una volta, titoli tipo «___: illesi gli operatori di polizia».
Ne guadagneremmo tutti.
In primis, la nostra pretesa (in)civiltà giuridica, così evidentemente incapace di valorizzare correttamente i pesi e i contrappesi di sistema.
Guido Sola


