Trovare un senso a questa iniziativa è missione ardua a dir poco. Tralasciando qualsivoglia giudizio di valore, adottando una prospettiva più analitica, la decisione dell'ex premier contribuisce a frammentare ulteriormente uno spettro politico che – nonostante quanto disse il segretario democratico Nicola Zingaretti all'indomani delle elezioni europee – è sempre più lontano dall'assomigliare al bipolarismo. Nello specifico, Renzi frammenta, cioè indebolisce, lo schieramento del centro-sinistra, principale polo progressista, europeista e anti-populista. A tutto vantaggio di Matteo Salvini.
Inoltre, con la sua scissione l'ex premier mette un'ipoteca sul futuro del Conte bis. La composizione della maggioranza è cambiata e i gruppi di Italia Viva – questo il nome del nuovo soggetto politico – hanno i numeri per far saltare il banco.
La decisione di Renzi potrebbe risultare in un qualche modo comprensibile nell'ottica di una riforma elettorale di tipo proporzionale. Con un proporzionale puro i piccoli partiti, come quello di Renzi, possono contare su un elevato potere di ricatto nel momento in cui occorre formare la maggioranza parlamentare.
Lo schieramento politico dell'ex premier va costituendosi come un partito monarchico, dove il capo comanda la linea e tutti gli altri ubbidiscono. D'altro canto Renzi, da quando non è più segretario del Pd, ha lamentato innumerevoli volte la mancanza di leadership alla guida del partito. Lui è convinto di avere il carisma necessario per creare un polo in grado di contrapporsi seriamente alla Lega di Matteo Salvini, che nonostante lo svarione della crisi agostana rimane saldamente il primo partito d'Italia.
Sotto un certo punto di vista i due Matteo si assomigliano parecchio. Entrambi sono politici spregiudicati e carismatici (anche se bisogna dire che l'apice del renzismo è passato da un pezzo). Soprattutto – e questo è il punto – per raccogliere consenso entrambi mettono il proprio nome e la propria persona prima del partito. In altre parole, entrambi hanno personalizzato pesantemente i rispettivi partiti. Renzi si giocò il tutto per tutto personalizzando addirittura la riforma costituzionale. E perdendo malamente. Anche se probabilmente i suoi errori peggiori li ha commessi a partire dal 5 dicembre 2016.
In effetti, a pensarci bene, cosa sarebbe la Lega senza Matteo Salvini?
Personalismo, ego sfrenato e spregiudicatezza sono gli elementi che accomunano i due Matteo. Ma giocarsi la carriera sulla propria persona è politicamente rischioso. Il fiorentino lo sa bene anche se evidentemente dalla sconfitta non ha imparato l'umiltà. Vedremo quanto durerà la parabola ascendente del milanese.
Massimiliano Palladini

(1).jpg)

