La proposta fu subito accettata dal primo ministro del governo di accordo nazionale (Gna) Fayez al-Serraj, dallo scorso aprile impegnato a difendersi dall'offensiva delle truppe di Haftar che vogliono prendere Tripoli, mentre il feldmaresciallo della Cirenaica la rifiutò. Infine anche Haftar, solo ieri, ha acconsentito a far tacere le armi, promettendo però severe rappresaglie nei confronti delle truppe nemiche che violeranno l'accordo.
Il cessate il fuoco è entrato in vigore alla mezzanotte di oggi.
Turchia e Russia svolgono un ruolo importante in Libia. Ankara ha recentemente iniziato a supportare militarmente, con equipaggiamenti, consiglieri e truppe, il governo di Tripoli mentre Mosca sostiene lo sforzo bellico di Haftar attraverso i famigerati mercenari del Gruppo Wagner. I due capi libici – al-Serraj e Haftar – hanno dunque accolto la proposta fatta da quei paesi che li stanno supportando materialmente per vincere la guerra.
E l'Italia? Roma vuole stare con tutti, quindi con nessuno. L'attuale governo segue la linea tracciata da quello precedente: dialogo con entrambe le parti per favorire la soluzione diplomatica della crisi. L'Italia parla sia con Haftar che con al-Serraj ma concretamente non offre alcun aiuto materiale a nessuno dei due. Entrambi hanno però bisogno esattamente di questo più che del dialogo, cioè un aiuto concreto per vincere la guerra. Russi e turchi l'hanno capito e hanno dato ai due capi libici ciò di cui avevano bisogno. Così facendo hanno aumentato la loro influenza nel paese a scapito degli italiani.
Roma, escludendo a prescindere qualsiasi tipo di intervento militare (anche sotto forma di consiglieri o equipaggiamenti) ed evitando di schierarsi nettamente nel conflitto, è inevitabilmente destinata a ricoprire un ruolo secondario.
Ancora una volta giova far presente che è fuorviante addossare l'attuale scarsa rilevanza italiana in Libia all'incompetenza dell'attuale ministro degli esteri. La politica italiana nei confronti della Libia non è cambiata nel passaggio dal Conte I al Conte II. Escludere a prescindere la carta dell'intervento militare significa autocondannarsi a un ruolo secondario. L'evoluzione della guerra, di qualsiasi guerra, è data in primis dalla forza delle armi, in secundis dalla diplomazia. La diplomazia può favorire un accordo tra le parti quando la situazione militare sul campo lo permette.
Mentre Russia e Turchia aumentano la loro influenza in Libia fornendo concreti aiuti militari alle parti belligeranti, gli europei continuano a perseguire la strada della diplomazia e del dialogo. Ieri il premier Giuseppe Conte ha incontrato al-Serraj a Roma. Nel frattempo, durante la conferenza stampa al termine del bilaterale con Putin, la cancelliera Angela Merkel ha detto che a Berlino si terrà una conferenza, che dovrà vedere la partecipazione delle maggiori fazioni libiche, per tentare di risolvere pacificamente la crisi.
Massimiliano Palladini

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